Grillo deve arginare la rivolta pro-fiducia. E lancia il governo “cinque stelle”
Politica - di Antonella Ambrosioni - 28 Febbraio 2013 - AGGIORNATO 28 Febbraio 2013 alle 17:05
Nasce un governo M5S? Messa così, sembra l’ennesima provocazione: se la governabilità è un valore allora votatemi se avete coraggio. Grillo si rivolge agli avversari da twitter nei termini ultimativi che meglio conosce. «Se proprio Pd e Pdl ci tengono alla governabilità, possono sempre votare, loro, la fiducia al primo governo targato M5». Il messaggio è scritto da Claudio Messora, spesso ospite del blog sul sito del leader a cinque stelle, con una chiosa bizzarra: «Questi conoscono l’arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro». Che premesse. E se lo prendessero sul serio, andrebbe davvero a Palazzo Chigi? Il comico genovese non dà l’idea di essere molto lucido né tranquillo, se sente il bisogno, poco dopo, di chiamare a raccolta le truppe “grilline” in un modo a dir poco irrituale: «Cercate di non farvi fregare e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto. Voi non potete votare chi si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese», scrive sempre per il tramite di Messora, aggiungendo: «non bevetevi il cervello». Cose mai viste prima d’ora, grillini in cerca d’autore, sparsi tra Montecitorio e Palazzo Madama, trattati dal loro leader come mine vaganti alle quali va ricordato di essere intelligenti. Non solo, ogni idea che nasce dalla sua base viene freddata come un elemento destabilizzante, come ha fatto con la povera Viola Tesi, la ragazza “colpevole” di aver lanciato una petizione online per invitarlo a dare fiducia a un possibile governo a guida Pd. Vade retro lei e tutti quelli che hanno accolto la petizione. Risposta sul blog: «Non è esattamente espressione della base del Movimento – scrive predendone le distanze – Potrebbe mai esserlo una che fino a un paio di mesi fa militava convintamente nella base del Partito Pirata»? Sospettoso e guardingo, proprio come la letteratura restituisce l’identikit del perfetto tiranno che teme una congiura di palazzo da un momento all’altro. Intanto si risolve il “giallo” del pacco sospetto recapitato a Sant’Ilario, a casa Grillo: indirizzo tracciato a pennarello, come mittente il nome di un uomo residente ad Alghero e come contenuto «libri usati». A dare l’allarme è stata la moglie. Gli artificieri dell’Arma dei Carabinieri portano via il plico. Si tratta di una scatola di cartone chiusa da nastro adesivo marrone. Sorpresa: due bottiglie di vino sardo e una lettera di congratulazioni di un simpatizzante è il contenuto, secondo quanto emerso fino ad ora. Si infoltisce, intanto , l’assedio dei media alla villa di Grillo nel levante genovese. Ma lui fa rispondere alla sua colf: «Il signore non è in casa».