Ora Cesa strizza l’occhio a Renzi. Ma, con la politica dei “due forni”, potrebbe finire arrostito
Senza categoria - di Corrado Vitale - 29 Giugno 2013 - AGGIORNATO 29 Giugno 2013 alle 19:50
Anche se sono ridotti al lumicino, il sogno di far rinascere un “grande centro”, come ai bei tempi del pentapartito, quelli dell’Udc non lo perdono davvero. È così che Lorenzo Cesa segretario del partito dello Scudocrociatopensa di mettere a soqquadro il mondo politico facendo intendere la sua disponibilità a dialogare con Renzi. «Non abbiamo nessuna preclusione –ha detto Cesa a margine di un convegno a Firenze – né con Renzi né con altri». La visione del segretario dell’Udc è chiara (almeno così sembra): «Una volta che avremo ricostituito la nostra area, andremo a confrontarci con i programmi». Tradotto dal vetero politichese in italiano corrente, significa che l’Udc intende guardarsi in giro prima di impegnarsi con chicchessia: la parola “programmi” sta infatti per “poltrone”. Mani libere e occhi bene aperti. «Non mi sembra che sia il momento di parlare di collocazione, è il momento di parlare di cosa fa l’Udc». E che cosa fa l’Udc? «Vogliamo essere il perno forte forte e solido di un’area di centro moderata». Anche qui, tradotto dal veteropolitichese, significa che l’Udc vuol aggregare a sé altre forze (pardon, altre debolezze) prima di andare alle trattative in vista delle prossimi appuntamenti elettorali. Sul ritorno di Forza Italia, Cesa usa toni insolitamente tranchant: «È un ritorno al passato, e non mi sembra che ci sia una grande novità nel denominarlo Forza Italia o Pdl», beccandosi con ciò una bordata da Daniela Santanché: «Berlusconi ha carisma e lo ha conservato intatto negli anni. Non mi pare si possa dire altrettanto per il leader del partito di cui Cesa è segretario». Ma le “mani libere” dell’Udc possono sempre portare a soluzioni imprevedibili. Perché non si sa se, alla fine, l’Udc si schiererà con il centrodestra o con il centrosinistra. Cesa applica , in definitiva, la storica linea andreottiana dei «due forni». Solo però che, questa volta, in cottura ci potrebbero finire proprio lui. E il suo “grande” centro.