C’è chi dice no alla riapertura del caso Moro. Strano a dirsi, è “Famiglia cristiana”…
Politica - di Gloria Sabatini - 7 Agosto 2013 alle 17:58
C’è chi vuole la verità sui troppi buchi neri, sugli omissis, sulle “strane coincidenze” che hanno caratterizzato il drammatico caso Moro, dal sequestro del leader della Democrazia cristiana fino al ritrovamento del corpo a via Fani. E chi si accontenta della vulgata ufficiale e non vuole scavare oltre. C’è chi non si arrende dopo 35 anni e chi non vuole che si continui a indagare perché… è già è tutto noto. Ed è curioso che il portavoce del “partito” del no a una nuova commissione d’inchiesta sul caso Moro sia Famiglia Cristiana. E non importa se l’iniziativa parlamentare per fare luce sui misteri e gli enigmi di uno dei casi più amari del dopoguerra, promossa da Fioroni e Grassi, sia stata sottoscritta dai capigruppo di Pd, Pdl, Scelta Civica, Sel, Fratelli d’Italia, centrodemocratico, Lega e da altri novanta deputati. Nell’eloquente pezzo a firma Anna Chiara Valle dal titolo Commissione Moro? Non serve si sostiene che, a differenza di Piazzale della Loggia, Piazza Fontana, Italicus, Pecorelli, sulla morte di Aldo Moro si sa tutto. Questa la tesi del settimanale di ispirazione cattolica, spesso criticato per le sue prese di posizioni da associazioni ed esponenti del mondo cattolico, che hanno persino invocato l’intervento del Vaticano. Non si contano gli interventi a gamba tesa sull’attualità politica, l’ultimo dei quali l’invito a Berlusconi a «lasciare per sempre» dopo gli attestati solidarietà dei suoi “cortigiani”. Eppure nuove rivelazioni e dichiarazioni hanno riacceso i riflettori sul caso Moro lasciando il sospetto, se non la certezza, che la morte del presidente Dc poteva essere evitata. Non bastano per riaprire le carte le rivelazioni choc comparse in un libro, in cui si sostiene che lo Stato sapesse della morte del politico democristiano prima della telefonata delle Br, e le dichiarazioni di Imposimato, che è stato ancora più diretto e pesante: «L’uccisione di Moro è avvenuta per mano delle Brigate Rosse, ma anche e soprattutto per il volere di Giulio Andreotti, di Francesco Cossiga e del sottosegretario Nicola Lettieri»? Tutti e tre morti. L’esito dell’unica commissione d’inchiesta istituita nel ’79 non portò a nulla se non alle rocambolesche testimonianze di Prodi a proposito di una seduta spiritica durante la quale venne fuori il nome “Gradoli”. Si fece un blitz in località Gradoli, senza esito, ignorando il piccolo particolare che a Roma esistesse una via Gradoli. Questo è solo uno dei tanti elementi che caratterizza l’incredibile coltre di fumo che circonda tutt’ora il caso Moro, di cui si parla solo in occasione delle ricorrenze. Ma per il settimanale cattolico diretto da don Antonio Sciortino si tratta di «sensi di colpa, non di casi concreti». Tutti ormai acclarati, secondo il settimanale, dopo le sentenze dei processi Moro quater e Moro quinquies e dopo i risultati di una apposita Commissione bicamerale d’inchiesta,. Poi la chicca finale, che poco c’azzecca con le trattative del partito-Stato con le Br, per Famiglia Cristiana «ci si dovrebbe chiedere perché si sia riusciti a far luce quasi interamente sul fenomeno del terrorismo di sinistra e si sia rimasti pressoché all’oscuro delle trame eversive di destra». Insomma la commissione Moro non s’ha da fare né ora né mai.