Sul web tutti cercano Sara Tommasi? E c’è chi rilancia con l’intervista-choc al pedofilo…
Cronaca - di Renato Berio - 30 Novembre 2013 alle 11:45
Dev’essere stata la notizia che dopo la parola meteo la più cliccata dagli italiani sul web è Sara Tommasi. E allora se non disponi di uno show sexy di questa bellezza sciroccata e neanche di un gossip su Belen che ti inventi? Potrebbe andare, persino, la testimonianza-choc di un pedofilo… E così il sito Lettera43.it si è lasciato andare a questa sorta di scoop (sempre che il pedofilo non sia immaginario) che fa la sua pessima figura nella copertina della homepage: Pedofilo, la testimonianza. Perché cerco le ragazzine. La risposta sarebbe semplice semplice: perché è un depravato. E invece no. E’ un 42enne che si sente “morire dentro” mentre fa quello che fa, cioè cercare siti dove ammirare sederini acerbi. Insomma è un pedopornografo. E anche un frequentatore di prostitute bambine. Chiama la sua pedofilia la “malattia”. Se ne è accorto 15 anni fa ma evidentemente non è ancora guarito, visto che teme di saltare addosso alle sue nipotine. Ora è in cura in un centro specializzato in patologie compulsive. Non si sente poi così “peccatore” perché un conto è guardare, un conto è toccare (dimenticando che se non ci fossero i perversi come lui il mercato della pedopornografia non avrebbe proventi da capogiro). La polizia postale lo ha denunciato e lui voleva buttarsi da un balcone. Ma non l’ha fatto e ora filosofeggia sulla sua condizione: un tempo c’erano le spose bambine, dunque… «Una volta una ragazzina quando aveva le sue cose andava in sposa immediatamente, quindi potrebbe essere quasi normale, nell’ordine naturale delle cose», dice.
Dunque è il caso di sottolineare due elementi: che il pedofilo non è uno che canta le lodi delle membra giovinette di Antinoo come fa l’imperatore Adriano di Marguerite Yourcenar. E’ uno che sbava dietro ai ragazzini e ci vuole fare sesso. Punto. È questo. Non è altro. Perché se cominciamo con i distinguo si abbassa la soglia dell’allarme sociale su un fenomeno molto esteso e che riguarda, va ricordato, creature indifese. Il sito di Lettera43.it ha commesso una grave caduta di stile, che sarebbe imperdonabile se l’intervista al pedofilo fosse solo frutto di “ricami” di mestiere. Per qualche clic in più sulla propria pagina vale la pena di fare un’inchiesta vera (questa non ha neanche questo valore, non è verificabile, del tizio non si può sapere nulla, neanche che lavoro fa e in che città vive). Dunque qual è lo scopo? Solo quello di dire che ci sono pedofili buoni che si vogliono curare? Che si curassero allora, per fare un po’ meno schifo di quanto non facciano già.
di Renato Berio