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Da Perugia a Cogne sono in vendita le case dell’orrore. Ma molte restano disabitate

Società - di Priscilla Del Ninno - 27 Dicembre 2013 alle 19:48

Uscite dalla tv, dove per anni sono state il set di macabri talk show. Svincolate dal sequestro dopo lunghi periodi di accertamenti e procedure giudiziarie, le ville, teatro di alcuni dei più efferati e purtroppo celebri omicidi, spesso meta di turismo morboso e pellegrinaggio ossessivo, sono entrate nell’immaginario degli orrori della cronaca e addirittura, da qualche tempo, molte di esse hanno debuttato sul mercato immobiliare: alcune sono state vendute, altre sono rimaste disabitate. Così, tanto per partire dall’ultima novità, è stata messa in vendita la casa di via della Pergola a Perugia, dove il 2 novembre del 2007 venne uccisa Meredith Kercher, la studentessa inglese vittima di uno dei gialli più seguiti degli ultimi anni, un caso su cui ancora pende l’incertezza del verdetto definitivo. Per ora però, assicurano dall’agenzia che gestisce la difficoltosa operazione di compravendita, nessuno si è fatto avanti: del resto, sembra impossibile archiviare nella memoria le immagini di quella stanza sottosopra, sul cui pavimento giaceva il corpo privo di vita e coperto a stento della povera Meredith.

E ancora, come dimenticare quegli schizzi di sangue sulle pareti e sul soffitto della villa di Cogne, dove il 30 gennaio 2002 fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzi? Lo chalet in legno e pietra di Montroz è sempre di proprietà della famiglia Lorenzi, ma ormai da tempo la casa su cui per anni sono stati puntati i riflettori dell’opinione pubblica risulta disabitata. Proseguendo nel viaggio nell’orrore e nel mistero, con tappe nelle dimore dove hanno violentemente perso la vita bambini, giovani donne o intere famiglie, si ripercorre idealmente la storia criminale del Paese, quella che ha inferto ferite morali incurabili: una storia che annovera dal massacro del Circeo alla strage di Erba, i capitoli più cruenti dell’antologia nera. In mezzo, il caso del misterioso assassinio di Simonetta Cesaroni in via Poma a Roma; la mattanza della famiglia Carretta nella casa di Parma, quello di Novi Ligure, con protagonisti Erika e Omar; il giallo di Garlasco, e il brutale omicidio dei coniugi Maso ad opera del filgio Pietro nella villetta di Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, (acquistata diversi anni fa da alcuni italiani). E se l’abitazione a Punta Rossa, sul promontorio del Circeo – dove nella notte del 29 settembre del 1975 si consumò il dramma di Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, all’epoca 17 e 19 anni, violentate, seviziate e massacrate per trentasei ore: al termine delle quali, Rosaria fu uccisa, mentre Donatella si salvò fingendosi morta – dopo il dissequestro rimase a lungo sfitta e disabitata fino ad essere venduta, sei anni fa, a nuovi proprietari che nessuno conosce; nell’appartamento di via Diaz, l’11 dicembre 2006 andò in scena uno dei massacri più crudeli. Lì vennero infatti uccisi Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli, e una loro vicina di casa, Valeria Cherubini. Strage per la quale sono stati definitivamente condannati all’ergastolo i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. L’appartamento della strage da tre anni è a disposizione della Caritas ambrosiana, per ospitare nuclei familiari in difficoltà. La famiglia Castagna lo ha ceduto in comodato gratuito, mentre la casa di Olindo e Rosa è stata invece venduta all’asta, a una donna di Erba che poi è andata ad abitarci.

Diversi, invece, i casi di Novi Ligure e di Garlasco: le abitazioni dove vennero perpetrati i delitti crudeli e assurdi della famiglia De Nardo e della giovane Chiara Poggi, subito dopo il dissequestro sono stati abitati dai familiari delle vittime, che ci vivono tuttora. Una sorta di continuità caratterizza invece il destino immobiliare della dimora dei Carretta e dell’appartamento romano dove venne uccisa Simonetta Cesaroni: così, mentre l’immobile di un quartiere residenziale di Parma, dove il 4 agosto ’89 Ferdinando Carretta uccise padre, madre e fratello, è stato venduto ad una famiglia del quartiere nel dicembre del 2010, nelle stanze dell’appartamento romano di via Poma adibite ad ufficio, in cui il 7 agosto 1990 fu uccisa Simonetta Cesaroni con 29 coltellate, c’è oggi uno studio notarile. Ancora in cerca di nuovi proprietari, infine, l’ottocentesca Villa Altachiara, arroccata sulla scogliera di Portofino, teatro della scomparsa della contessa Francesca Vacca Agusta precipitata per motivi accidentali in mare nel gennaio 2001; il suo cadavere fu trovato dopo circa 40 giorni in Costa Azzurra. La villa è stata messa all’asta per 26 milioni di euro, ma l’incanto è andato deserto. Forse, il fatto che in quella dimora non sia stato consumato un vero e proprio omicidio in piena regola, la rende meno appetibile agli occhi di eventuali acquirenti, evidentemente più attratti dal mistero giallo che dalla possibilità di concludere un affare immobiliare…

 

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27 Dicembre 2013 alle 19:48