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Crimea verso la secessione, è braccio di ferro tra Mosca e Kiev. E non sarà indolore

Esteri - di Antonio Pannullo - 26 Febbraio 2014 alle 18:31

Non guardatela oggi, la Crimea: è una piccola penisola (poco più grande della Sicilia) sul Mar Nero, e appartiene all’Ucraina, anche se è una repubblica relativamente autonoma. La situazione economica è disastrosa, molti dei due milioni di abitanti sono disoccupati. Per giunta è una minoranza, perché vi sono molti russofoni, ostili agli ucraini, e c’è anche una minoranza nella minoranza, i famosi Tatari di Crimea, che la leggenda vuole discendenti da Gengis Khan e che furono deportati e sterminati da Stalin. C’è anche una piccolissima comunità italiana, risalente al 1700 ma secondo alcuni anche prima. Oggi insomma è quello che è, ma la Crimea ha origini più antiche anche dell’Impero romano. I greci vi fondarono delle colonie, e qui è ambientata l’Ifigenia in Tauride (Tauride è uno degli antichi nomi della Crimea). Nei secoli successivi sulla Crimea sono passati tutti gli invasori possibili immaginabili, fino al 1700, quando entrò nell’orbita russa. Vi si svolsero numerose guerre, ultima la Seconda Guerra Mondiale. Poi le persecuzioni, le deportazioni, gli stermini. E oggi vi sono i carri armati russi per le strade di Sinferopoli, la capitale, mentre una nuova dolorosa guerra civile si profila all’orizzonte. Se la Crimea proclamasse la secessione, infatti, Kiev  non potrebbe tollerarlo, e Mosca non potrebbe tollerare che Kiev non lo tolleri… Inoltre la Russia, in base a un accordo, ha la sua flotta da guerra, sul Mar Nero, precisamente a Sebastopoli. Il parlamento della repubblica autonoma di Crimea però non si è riunito in queste ore, come annunciato, in seduta straordinaria per discutere della grave crisi politica in atto. È mancato il quorum, in aula si sono presentati solo 49 deputati su 100, e fuori dal palazzo fronteggiano migliaia di anti-russi, in gran parte appartenenti alla minoranza tartara, musulmana, e migliaia di filorussi. Resta comunque tesa la situazione, anche per alcune bandiere russe issate in varie città, come sul soviet supremo della capitale Sinferopoli, e sui municipi di Sebastopoli, Kerkh e Kharhov. In quest’ultima città il sindaco, Ghennadi Kernes, ha tentato di togliere il tricolore russo – che ha sostituito la bandiera dell’Unione europea – chiedendo ai manifestanti di non aggravare la situazione ma è stato respinto e allontanato. Una persona anziana è morta per attacco cardiaco durante i tafferugli davanti al parlamento della Crimea tra migliaia di tartari e filorussi. Altri sette manifestanti hanno chiesto assistenza medica, due per traumi e cinque per malesseri di varia natura. Lo riferisce il ministero della Sanità della Crimea. Mosca intanto «segue attentamente ciò che capita in Crimea e tutto quello che succede intorno alla flotta del Mar Nero», ha detto il ministro della Difesa Serghiei Shoigu, annunciando che la Russia prenderà le misure per garantire la sicurezza delle installazioni, delle infrastrutture e dell’arsenale della flotta del Mar Nero. La Crimea fu regalata all’Ucraina da Krusciov nel 1954 in segno di buoni rapporti. Nel fine settimana a Kerch la folla ha già sostituito la bandiera gialla e blu ucraina con il tricolore russo. Nel centro di Sebastopoli già da due giorni sono stati avvistati i blindati di Mosca, e centinaia di cittadini chiedono che sia nominato sindaco un cittadino russo, Alexiei Chali. E non finisce qua: centinaia, forse già migliaia di persone si stanno arruolando in gruppi armati di “autodifesa”. Le nuove autorità ucraine sono perfettamente coscienti del rischio che la Crimea si stacchi dal resto del Paese, e il consiglio di sicurezza di Kiev ha discusso della situazione nella penisola sul Mar Nero. Dall’altra parte però c’è la Russia, che sta già pensando di semplificare la concessione dei passaporti russi nelle regioni russofone e in particolare in Crimea. Sulla penisola forse sta per abbattersi nuovamente l’uragano della storia…

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26 Febbraio 2014 alle 18:31