I partiti salgono al Quirinale. Ma le vere consultazioni sono a Firenze… tra Renzi e Baricco
Politica - di Romana Fabiani - 15 Febbraio 2014 alle 13:40
Se la cultura non dà da mangiare, Renzi sì. Alessandro Baricco è volato a Firenze per un aperitivo con Matteo Renzi, premier in pectore. Intercettato alla stazione di Santa Maria Novella dai giornalisti, lo scrittore ha confermato l’appuntamento con l’ex sindaco per discutere della squadra di governo. Mentre i partiti salgono al Colle per le consultazioni, il profilo del nuovo governo si disegna a Firenze. Se fino a ieri l’ipotesi che allo scrittore-filosofo venisse affidato il ministero della Cultura era una delle tanti voci. oggi sembra una certezza. «Non vengo certo a dirvelo a voi», ha risposto Baricco tanto per alimentare un po’ di suspense sul prossimo ingresso nella stanza dei bottoni di Palazzo Chigi. L’entrata nel pantheon degli intellettuali preferiti dall’ex rottamatore viene da lontano. Baricco, portandiera della sinistra in versione pop, è stato tra i mentori di Renzi dai tempi del primo Big Bang ritagliandosi il ruolo di Grillo parlante fustigatore dei costumi conservatori della gauche italiana. «Non abbiate paura di perdere, non pensate solo a non morire democristiani e a non morire berlusconiani», disse all’ultima Leopolda mettendo in guardia Renzi dai convertiti dell’ultima ora. «Non è che annuso il trappolone, però dico a Matteo che ora sono tutti renziani perché tutto sommato conviene». Un intervento interessato che venne colpito dall’ironia urticante dell’ex collaboratore dalemiano Fabrizio Rondolino, che lo definì «il momento di felicità delle shampiste». L’intellettuale dall’io ipertrofico, a dire il vero, non fece mancare alla platea renziana l’ebbrezza della citazione dotta (“il futuro è un ritorno”) presa in prestito da Holderlin, una perla di saggezza per puntellare il suo appeal intellettuale sul popolo renziano. Oggi fa il grande passo: da nume tutelare a ministro. E pensare che un po’ di anni fa, schifato dall’arretratezza del Palazzo, paragonava la politica «ai barattoli di conserve usciti sul mercato prima ancora dell’invenzione dell’apriscatole. A qualcosa lontano, troppo lontano dalla vita reale di ogni giorno. Il romanzo della politica è obbiettivamente di livello piuttosto mediocre». Ma adesso con lui si cambia verso. Non cambia idea, invece, Oscar Farinetti, patron di Eataly , che gli appassionati del toto ministri hanno piazzato nella casella del Ministero dell’Agricoltura. «Non farò il ministro, faccio l’imprenditore, ognuno deve fare il suo mestiere. E forse, gli italiani hanno le scatole piene di imprenditori di successo che si mettono in politica».