Non voleva alzarsi presto, la Murgia è stata accontentata: fuori dal consiglio regionale. E attacca le donne del Pd
Politica - di Guido Liberati - 19 Febbraio 2014 alle 11:19
«Ad avermi colpito di più sono stati il livore e le menzogne. Le donne del Pd hanno idolatrato Daniela Santanchè, sempre antropologicamente vilipesa, solo perché mi attaccava in tv. La logica è: il nemico del mio nemico è il mio amico». Michela Murgia non ci sta. La scrittrice sconfitta nella corsa alla presidenza della Regione Sardegna, in un’intervista alla Stampa in cui definisce «prigioniero politico del Pd» il neogovernatore Francesco Pigliaru. «Il Pd sardo ha chiamato Renzi chiedendo cosa fare di Francesca Barracciu, vincitrice delle primarie, che era bassa nei sondaggi. Questa è dipendenza», attacca Murgia. Se al posto di Barracciu ci fosse stato un uomo, «forse il Pd avrebbe fatto lo stesso, ma non con quella logica disumana, da branco contro la preda ferita. Fuori lei perché indagata, dentro quattro indagati in lista. E tre eletti». Murgia si definisce sconfitta «per l’aritmetica ma non per la politica. In cinque anni il centrosinistra ha smarrito 65 mila voti, Cappellacci 165 mila. Noi sette mesi fa non esistevamo, siamo partiti in 300 e arrivati in 76 mila». L’esclusione dal Consiglio, aggiunge, « una delusione, merito di una legge liberticida e incostituzionale che premia partitini con un decimo dei nostri voti purché si intruppino con Pd e Fi’». Sull’eventualità di una sua ricandidatura, «se tra 5 anni il nome da candidare fosse ancora il mio, sarebbe il nostro fallimento. La politica è piena di padri che hanno soffocato i figli in culla, non aggiungerò il mio nome alla lista».
In realtà, in campagna elettorale la scrittrice vincitrice del Campiello ha fatto notizia solo per gli insulti e per le polemiche. Quello più infamante riservato al governatore uscente, Ugo Cappellacci: «Sei come Schettino». Il quale le aveva riservato una risposta tanto pronta quanto inelegante. «E allora tu sei come la Concordia». E per lo sfogo, a microfoni ancora accesi in diretta tv. «Mi sono alzata alle 7.30 per questo» aveva detto ad Agorà, su Rai3, alla fine del collegamento, a suo dire troppo breve e per il quale non valeva la pena alzarsi così presto. Ora che è finita la campagna elettorale e che non dovrà andare neanche in Consiglio regionale, la Murgia può dormire sonni tranquilli. Fino a tardi.