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La Ue ci vieta anche la polenta con gli osei. Fratelli d’Italia si mobilita

La Ue ci vieta anche la polenta con gli osei. Fratelli d’Italia si mobilita

Home livello 2 - di Carlo Marini - 29 Dicembre 2014 - AGGIORNATO 29 Dicembre 2014 alle 17:54

Kebab sì, polenta con gli osei no. L’ultimo diktat dell’Unione europea riguarda i piatti tipici della tradizione gastronomica del Nord Italia. L’entrata in vigore dalla legge 116/2014, che recepisce una normativa comunitaria, ha introdotto il divieto di acquisto e vendita di uccelli anche se provenienti da fuori Italia. Addio, dunque, a tutti i piatti tipici lombardi e veneti basati sulla cacciagione. Non a caso  il Corriere del Veneto ha dedicato l’apertura della sua home page al divieto. Perché vietare polenta con gli osei a Vicenza, a Bergamo o a Brescia è come vietare l’anatra alla pechinese a Pechino, l’astice alla catalana a Barcellona, le ostriche in Normandia o il maialino in Sardegna. Effetto dell’adeguamento solerte del nostro Parlamento alla normativa europea.

Addio ai piatti tradizionali veneti e lombardi

La norma, che modifica la legge sulla caccia del 1992, infatti, impedisce di fatto la vendita di qualsiasi uccello selvatico e non sarà nemmeno possibile l’importazione da un Paese extraeuropeo perché il legislatore, per evitare triangolazioni, impedisce la commercializzazione e l’acquisto di quelle specie che, pur provenendo da lontano, esistono anche nei territori degli Stati europei. Gli italiani non potranno consumare la piccola selvaggina se non solo a casa propria dopo averla cacciata. Sulla questione la Lega ha già presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente. Mentre Fratelli d’italia si è attivata con una raccolta firme in Lombardia.

Fratelli d’Italia contro la legge

A farsi promotrice Viviana Beccalossi, assessore regionale della Lombardia, che ha iniziato con due azioni concrete la sua battaglia «per riportare piatti tipici della nostra storia, come “polenta e osei e lo “spiedo bresciano”, nei menù dei ristoranti italiani”. Proprio da Brescia e della sua provincia, per poi estendersi alle zone che vorranno aderire alla proposta, a fine novembre, «è partita una raccolta di firme mirata a modificare la legge sulla caccia». L’esponente di Fratelli d’Italia ha annunciato l’invio di una lettera al ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, per chiedere formalmente «a lui e al governo, di valutare ogni tipo di intervento mirato a colmare questa grande ingiustizia». «Qui non si tratta di portare avanti battaglie animaliste o ambientaliste e di essere favorevoli o contrari alla caccia. In questo caso, si va oltre: questa è un’invasione di campo che va a stravolgere tradizioni millenarie». Inoltre, Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale «sarà in prima linea per difendere la nostra identità contro l’invasione dei kebab e il proliferare di ristoranti cinesi spesso al limite del rispetto delle regole igienico-sanitarie. Per questo rivolgo un appello ai rappresentanti politici e istituzionali di ogni livello affinchè pongano in essere azioni mirate a contrastare gli effetti di queste norme assurde».

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29 Dicembre 2014 - AGGIORNATO 29 Dicembre 2014 alle 17:54