
Grazie alla legge Menia il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo
Home livello 2 - di Redazione - 29 Gennaio 2015 - AGGIORNATO 29 Gennaio 2015 alle 12:35
Da dieci anni, grazie alla legge 30 marzo 2004 n. 92, primo firmatario Roberto Menia di Alleanza Nazionale, il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per i caduti delle Foibe e l’esodo degli italiani dell’Istria Fiume e Dalmazia. Una legge che è stata prima di tutto un grande atto di pacificazione, ma anche la vittoria di una lunga e sofferta battaglia della destra per la verità e la giustizia, per la ricostruzione di una storia nazionale priva di reticenze e buchi neri. Ed è giusto, in proposito, ricordare l’impegno e gli scritti di uomini come Ferruccio De Michieli Vitturi, Nino De Totto, Oddone Talpo, Luigi Papo, che diedero sostanza e memoria a quella battaglia.
20mila italiani uccisi nelle foibe
Foibe ed esodo sono intimamente connessi. Le stragi delle foibe, che funestarono le terre giuliane dal 1943 al 1945 ed anche a guerra finita con le deportazioni andate ben oltre il 1947, furono la realizzazione brutale, da parte dei comunisti jugoslavi di Tito, di un piano di snazionalizzazione e di pulizia etnica, ai danni della cultura, della tradizione e della presenza, allora maggioritaria, italiana in Istria, Fiume e Dalmazia. Così furono uccisi 20.000 italiani, colpevoli solo di essere tali. Il terrore generalizzato portò al secondo grande dramma dei giuliano dalmati: l’esodo di 350.000 mila italiani da Pola, Fiume, Capodistria, Parenzo, Zara, e tante altre città grandi e piccole, paesi e borghi che si svuotarono letteralmente. Tutti furono espropriati dei loro beni che mai furono loro restituiti, neppure dagli Stati sorti dalle ceneri dell’ex Jugoslavia, Slovenia e Croazia che oggi sono nell’Unione Europea.
Il 10 febbraio le celebrazioni
“Con la legge sul Giorno del Ricordo – disse Menia all’atto dell’approvazione (che avvenne, è giusto ricordarlo, simultaneamente a quella che Francesco Storace promosse alla Regione Lazio di cui era presidente) – non solo si cancella la damnatio memoria, imposta a questo tragico capitolo della storia italiana dal dominio culturale della sinistra e dall’ignavia di molti altri, ma allo stesso tempo si compie una sorta di atto di riparazione, di amore e di pietas, di immenso valore nazionale, morale e storico”. Da allora, ogni 10 febbraio, quelle che un tempo erano celebrazioni “carbonare”, ristrette alle comunità degli esuli e di pochi altri, sono divenute un impegno che annualmente coinvolge, nel nome di una comune memoria nazionale, istituzioni, governo, Regioni, Comuni, scuole e università. Non celebrazioni “di destra”, ma un segno profondo lasciato dalla destra e da Alleanza Nazionale.
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