
Brugnaro: a Venezia abbiamo sconfitto l’oscurantismo. Ora tutti al lavoro
Home livello 2 - di Elsa Corsini - 15 Giugno 2015 alle 16:41
«Abbiamo sconfitto l’oscurantismo, il partito del no, di chi parlava male bloccando tutto e tutti creando insicurezza e diffidenza nei cittadini». A parlare è Luigi Brugnaro, neosindaco di Venezia, che ha battuto il candidato democratico Felice Casson ribaltando il risultato del primo turno e diventando il simbolo della riscossa del centrodestra, che conquista la città lagunare da decenni saldamente nelle mani della sinistra.
Brugnaro: ha vinto il lavoro
Dalla sede del Comune, a Ca’ Farsetti, l’impetuoso imprenditore, patron di Umana, spiega le ragioni del nuovo corso veneziano guidato dal centrodestra. «Non abbiamo vinto nulla abbiamo solo accolto una sfida perché adesso si parla di ciò che ha bisogno il cittadino per far diventare Venezia normale». Tra i primi segnali quelli rivolti ai dipendenti pubblici: «La macchina comunale deve diventare la miglior squadra possibile, chi ci tiene resta chi non vuole se ne va, per vincere tenendo presente che gli stipendi li pagano i cittadini: dobbiamo diventare competitivi». Come in campagna elettorale, i primi impegni di Brugnaro sono all’insegna del fare. «In città – spiega – bisogna riportare la cultura del lavoro di chi si gela le mani d’inverno e chi si fa i calli per insegnare lo sport ai ragazzini». E nel nome del pragmatismo il neosindaco fa sapere di non avere preclusioni ideologiche e ribadisce la sua posizione trasversale a qualsiasi partito: «Io sono per dare una mano a Luca Zaia come a Matteo Renzi».
Le lacrime di coccodrillo
La sconfitta di Venezia brucia forte al Pd. Un assaggio che dà il senso dello sconfittismo delle prime ore arriva dal senatore della minoranza interna Corradino Mineo. «Per me _ scrive su Facebook – che avevo creduto nella possibilità di vincere nonostante Renzi, nonostante il partito della nazione, nel nome di un candidato che prometteva, per dirla con Bergoglio, “una rinascita morale” della città, sì, Venezia è una sconfitta». Sconfitta che sa di beffa per chi ha cercato di ostacolare la candidatura di Casson, ritenendola perdente. «Le elezioni si potevano vincere. Venezia non è una città di destra è una città che voleva un cambiamento dopo le note vicende. Purtroppo i risultati dicono che il Pd questo non l’ha capito», è il commento amaro di Nicola Pellicani, il candidato renziano alle primarie sconfitto da Casson.
di Elsa Corsini