
Gli immigrati? «Metteteli in carcere»: la “soluzione” Ue per l’Italia
Home livello 2 - di Valeria Gelsi - 16 Giugno 2015 alle 19:39
Gli immigrati? Teneteveli e metteteli in carcere. A suggerirlo non è qualche partito estremista, ma la Commissione europea nella lettera inviata agli Stati membri per il consiglio dei ministri dell’Interno in corso in Lussemburgo.
Detenzione per le identificarli
«Durante e dopo il processo di identificazione, per essere sicuri che i migranti irregolari vengano effettivamente rimpatriati, dovrebbe essere applicata la detenzione, come legittima misura di ultima istanza, dove questo si renda necessario per evitare la fuga dei migranti irregolari», si legge nella lettera firmata dal commissario Dimitris Avramopoulos e centrata sul tema dei rimpatri. «Finché vi è una ragionevole probabilità di rimpatrio, le prospettive di rimpatrio non devono essere minate da una fine prematura della detenzione», prosegue la lettera, in cui si ricorda che la direttiva sul rimpatrio consente la detenzione degli immigranti fino a sei mesi, e 18 mesi in caso di non-cooperazione.
Passa la linea di Francia e Germania
Cosa significa? Che la Commissione sposa la linea di quegli Stati membri, Francia e Germania in testa, che del principio di solidarietà all’interno dell’Ue non ne vogliono sapere e che si appellano al trattato di Dublino per dire che la faccenda è tutta a carico di Italia e Grecia: il controverso trattato, infatti, prevede che le procedure di identificazione e di adempimento alle richieste di asilo siano a carico del Paese di approdo. Un concetto che viene ribadito con forza dalla lettera della Commissione, che pur di non parlare di redistribuzione arriva a parlare di deroghe e sostegni finanziari per la carcerazione.
Immigrati in carcere in qualsiasi condizione
«Se gli Stati membri si trovano ad affrontare grandi flussi di migranti irregolari e non hanno posti disponibili sufficienti nelle strutture, possono applicare la clausola di emergenza (l’articolo 18) della direttiva sul rimpatrio, che permette agli Stati membri una maggiore flessibilità sulle condizioni della detenzione dei migranti, permettendo loro di derogare temporaneamente dai requisiti della Direttiva», spiega ancora il commissario, sottolineando che a quei Paesi che si trovano ad affrontare larghi numeri potrà essere garantito un sostegno finanziario, incluso il finanziamento delle strutture di detenzione.