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Aids, il virus arretra. Primo caso al mondo: lei è una giovane francese

Aids, il virus arretra. Primo caso al mondo: lei è una giovane francese

Cronaca - di Redazione - 21 Luglio 2015 alle 16:54

Aids, c’è chi spera. È la prima volta che si registra una regressione del virus dell’Hiv in un tempo così prolungato, a 12 anni dall’interruzione del trattamento. È successo a una ragazza francese di 18 anni nata sieropositiva nel 1996, contagiata dall’Aids dalla nascita, che ha interrotto i trattamenti antiretrovirali ben 12 anni fa. L’annuncio di questo caso, definito come unico al mondo, è dei medici dell’Institut Pasteur di Parigi. «Se da un lato vuole proteggere la sua privacy, la ragazza ha capito benissimo che vive una situazione eccezionale sul piano medico», spiega Pierre Frange, pediatra e ricercatore all’ospedale Necker di Parigi, nonché autore dello studio presentato alla conferenza dell’International Aids Society.

Aids, si accende la speranza

La giovane non è considerata guarita, ma il caso alimenta speranze sulla possibilità di cura dell’Aids perché non era mai accaduto prima che il virus non si ripresentasse per un periodo così lungo di tempo in assenza di cure. La giovane ha contratto il virus dalla madre, malata di Aids, o verso la fine della gravidanza o al momento del parto. A circa tre mesi le vengono somministrati dei farmaci antivirali, fin quando all’età di 6 anni i genitori decidono improvvisamente di interrompere le cure per sei mesi e da allora i livelli di virus nel suo sangue sono troppo bassi per essere misurati.

Come il Mississipi baby

«La storia della ragazza francese di 18 anni che ha registrato una regressione del virus Hiv a 12 anni dall’interruzione dei trattamenti è parallela a quella del Mississipi baby (una giovane ragazza americana), che era stato in remissione per 2 anni e mezzo. Il concetto alla base della remissione del virus è lo stesso: e cioè la centralità della terapia precoce, che determina una serie di fattori virologici e immunologici che favoriscono il controllo del virus». Ad affermarlo è Paolo Rossi, direttore del Dipartimento pediatrico  del Bambino Gesù di Roma. I fattori che sono responsabili di questo controllo – spiega l’esperto – non sono ancora completamente conosciuti. «Possiamo immaginare che quando nascono dei bambini infetti e vengono trattati precocemente, si realizza uno spettro variabile di situazioni. Nella maggior parte dei casi, i bambini trattati precocemente all’interruzione della terapia avranno una ripresa più o meno veloce della replicazione virale. In altri casi, come quelli del Mississipi baby e della ragazza francese, si risconterà un periodo più lungo di remissione se non una vera e propria cura funzionale nonostante la sospensione della terapia antiretrovirale». Questi casi – sottolinea Rossi – saranno analizzati con tecniche innovative ad altissima risoluzione per individuare «con precisione i fattori che sono associati a queste, per ora, felici eccezioni.

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21 Luglio 2015 alle 16:54