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Pugni e minacce di morte alla moglie: arrestato un immigrato tunisino

Pugni e minacce di morte alla moglie: arrestato un immigrato tunisino

Cronaca - di Giulia Melodia - 11 Novembre 2015 - AGGIORNATO 11 Novembre 2015 alle 15:43

Ancora una storia di “ordinaria” violenza domestica, ancora un esempio drammatico di brutalità maschile esercitata su mogli, compagne, figlie. E ancora una volta è un immigrato l’aggressore di turno. Stavolta, allora, è accaduto a Cerreto Laziale, vicino Subiaco, ma il drammatico copione è un po’ lo stesso che si è ripetuto – solo a guardare la cronaca degli ultimi mesi, e solo per citare storie che hanno per protagonisti e vittime immigrati tunisini – da Firenze a Ragusa, da Monza a Palermo. E, come ogni volta, anche in quest’ultimo caso, dalle prime indagini è emerso che le violenze e i maltrattamenti andavano avanti da anni, tutti i giorni.

Pugni e minacce alla moglie: arrestato immigrato tunisino

Ancora una volta, allora, un immigrato tunisino ha aggredito la moglie colpendola a più riprese con pugni e spinte e minacciandola ripetutamente di morte. È successo a Cerreto Laziale, vicino a Subiaco, in provincia di Roma, dove i carabinieri hanno arrestato un uomo di origini tunisine di 55 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia continuati, lesioni personali e minacce aggravate. Lo straniero è stato sorpreso dalle forze dell’ordine nella sua abitazione mentre, sotto l’effetto dell’alcol, al culmine dell’ennesima lite familiare scatenata • come sempre accade – da futili motivi, stava aggredendo la consorte di 53 anni, anche lei tunisina. La donna, che ha riportato numerose contusioni, ha avuto una prognosi di cinque giorni. Mentre il martio, arrestato, è in attesa del rito direttissimo.

Mariti violenti: i precedenti

Gli accertamenti del caso affidati ai carabinieri di Gerano e coordinati dal capitano Gianfranco Galletta, hanno permesso di stabilire che la donna da molti mesi subiva maltrattamenti. Esattamente come la trentottenne tunisina salvata da un intervento dei carabinieri di Signa (Firenze) nello scorso aprile, e proprio come la quarantenne tunisina selvaggiamente aggredita dal marito (un connazionale) e davanti al figlio a Monza, nel giugno scorso. E come tutte le altre compagne di sventura, di qualunque altra nazionalità, comprese quelle ancora nella morsa della violenza coniugale, che non hanno il coraggio, la forza, di denunciare questi mariti spietati.

 

 

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11 Novembre 2015 - AGGIORNATO 11 Novembre 2015 alle 15:43