
Prove di regime: per un volantino contro la Caritas, perquisizioni al Vfs
Home livello 3 - di Annamaria - 16 Dicembre 2015 - AGGIORNATO 16 Dicembre 2015 alle 18:55
Avevano denunciato il business dell’accoglienza e il rischio della cosiddetta “sostituzione di popolo” con azioni dimostrative davanti alcune sedi della Caritas e del Pd. Per questo ora diversi militanti del Veneto Fronte Skinheads sono sottoposti a indagine e perquisizioni nelle province di Reggio Emilia, Mantova e Verona.
L’azione dimostrativa del Vfs
In particolare, gli esponenti dell’organizzazione sottoposti a perquisizione sono stati sei. Le indagini, condotte dalla polizia delle tre città, riguardano un’azione del 25 novembre: il movimento aveva lasciato davanti alle sedi della Caritas e del Pd di Reggio Emilia sagome di cartone a forma d’uomo, dipinte con la bandiera italiana e accompagnate da volantini-necrologio su cui si leggeva «Falsa carità sociale: business criminale» o «Ius soli e immigrazione: avete ucciso la nazione». L’azione, aveva spiegato il Vfs, aveva lo scopo di «denunciare chi continua a condurre un chiaro disegno politico finalizzato all’annientamento dell’identità italiana» ed era stata decisa anche in relazione «ai tiepidi, rari e scarni festeggiamenti per l’anniversario della vittoria della Prima Guerra Mondiale». La Caritas, aggiungeva la rivendicazione, «in nome di un ipocrita umanitarismo di facciata e un falso filantropismo, trova motivo di speculazione e interesse, proponendo un pericolosissimo modello di integrazione volto solo ed esclusivamente a ridurre i popoli in una poltiglia indifferenziata, sradicandoli dalle loro radici e dalle loro tradizioni, in nome e per conto di un multiculturalismo dominante».
Un diffuso clima di repressione
Si era trattato dunque di una azione dimostrativa improntata sì alla dura critica, ma non alla violenza. Eppure ne era scaturito un terremoto, in cui il Vfs era stato accusato di aver realizzato un «blitz» e di aver rivolto alla Caritas «minacce» a sfondo «razzista e xenofobo». Ora questa azione di polizia con le perquisizioni. Un atto che, per la verità, neanche sorprende più e che, semmai, rafforza la sensazione di un clima di repressione instaurato nel Paese, dove sempre più spesso la protesta politica finisce nel mirino delle forze dell’ordine e della magistratura, soprattutto se riguarda temi intoccabili come quello dell’accoglienza indiscriminata. Un caso su tutti: le cariche e le incriminazioni nei confronti dei cittadini di Casale San Nicola, periferia Nord di Roma, che avevano osato opporsi all’apertura di un centro di accoglienza per un centinaio di immigrati nella loro zona.
di Annamaria