
Tre covi in Belgio: ecco dove i terroristi hanno organizzato le stragi di Parigi
Esteri - di Ginevra Sorrentino - 13 Gennaio 2016 - AGGIORNATO 13 Gennaio 2016 alle 17:52
Via via che le indagini sugli attentati di Prigi del 13 novembre procedono si apprendono nuovi, inquetanti, particolari sui carnefici e sulla loro capillare organizzazione in Belgio. Su come siano riusciti a spostarsi da un paese all’altro. A muoversi con disinvoltura, da un appartamento all’altro, affittati solo falsi nomi o grazie ad alteettanto falsi prestanome. Su come sano riusciti a sfuggire a intelligence e controlli di polizia muovendosi, indifferentemente, con auto private o mezzi pubblici. Uno scenario che rivela una vulnerabilità sconcertante…
Scoperti tre covi usati dai terroristi delle stragi di Parigi
E allora, a quanto si è appreso nelle ultime ore grazie a informazioni rese dalla procura d’oltralpe, sarebbero almeno tre i “covi” che gli attentatori di Parigi hanno utilizzato in Belgio per preparare gli attacchi. Uno a Bruxelles, a rue H. Bergé nell’ormai drammaticamente noto quartiere di Schaerbeek. Un altro a rue du Fort a Charleroi e, infine – almeno per il momento? – a loro disposizione risulta esserci stata anche una terza casa, a rue Radache ad Auvelais, provincia di Namur. Diversi media, non a caso, riportano che Abaaoud, morto nell’assalto al covo di S.Denis, si era nascosto proprio in una casa a Charleroi poco prima degli attentati a Parigi del 13 novembre. Un organizzazione che sta rivelando, ogni giorni di più, ad ogni nuova acquisizione, una abilità nella dislocazione sul territorio e una capacità di muoversi indisturbati che poi hanno permesso a uno dei terroristi stragisti, Salah Abdeslam, di fuggire quasi indisturbato e di rendersi irreperibile, come tuttora risulta essere.
I covi, le false identità degli affittuari e le tracce lasciate in quelle stanze…
E allora, entrando nel dettaglio delle indagini e delle ultimi acquisizioni, secondo il procuratore federale, l’appartamento di Schaerbeek è stato affittato sotto falsa identità, a nome di Fernando Castillo, l’1 Settembre 2015, e per un periodo di un anno. Nel covo è stato ritrovato materiale esplosivo, una bilancia di precisione, tracce dell’esplosivo artigianale TATP, cinture, e addirittura uno schema disegnato a mano che rappresenta una persona con una cintura esplosiva. Inoltre, sempre in quelle stanze sarebbero state trovate un’impronta digitale di Salah Abdeslam e tracce di dna di Bilal Hadfi. La falsa identità utilizzata invece per l’appartamento di Charleroi è quella di Ibrahim Maaroufi: quel covo sarebbe stato affittato il 3 settembre 2015, e sempre per un anno. Durante la perquisizione in quelle stanze effettuata il 9 dicembre scorso sono state trovate le impronte di Bilal e Abaaoud, ma lì non sono state rinvenute però armi o tracce di esplosivo. Infine, tra i covi utilizzati dai carneifci di Parigi risulta anche la casa di Auvelais, affittata anch’essa per un anno il 5 ottobre 2015 a nome di Soufiane Kayal. Un nome che ritorna: questa stessa falsa identità, ha precisato infatti il procuratore federale, è stata utilizzata anche da una delle due persone prese da Salah a Budapest 9 settembre 2015. Gli affitti sono stati tutti liquidati in contanti ai proprietari. La procura inoltre fa sapere che prima degli attentati, in prossimità delle abitazioni di Charleroi e Auvelais, circolava – non a caso – la Seat Leon usata più avanti per commettere gli attacchi.