
Immigrati, bombe anarchiche contro i Cie: trovato quinto pacco esplosivo
Home livello 2 - di Annamaria - 27 Febbraio 2016 - AGGIORNATO 28 Febbraio 2016 alle 08:17
Era in grado di procurare ferite gravi alle mani e agli occhi l’ordigno che è stato recapitato a una ditta di Ravenna, che si occupa di sicurezza e igiene, tra l’altro, in strutture per immigrati. Si tratta del quinto pacco bomba intercettato in pochi giorni e indirizzato a ditte che lavorano con i Cie, i Centri di identificazione ed espulsione, in diverse zone d’Italia.
La pista anarco-antagonista
È stata un’impiegata ad accorgersi che qualcosa non andava in quel pacco dal mittente anonimo e, quindi, ad avvertire la polizia. Una intuizione grazie alla quale la donna è riuscita a salvarsi da lesioni permanenti anche molto gravi: benché piuttosto rudimentale, il pacco bomba era perfettamente in grado di esplodere. Secondo gli inquirenti, con ogni probabilità la matrice è anarco-antagonista, una deduzione che nasce dall’inquietante sequenza di attentati intercettati negli ultimi giorni.
Pacchi bomba contro l’identificazione degli immigrati
Solo tra il 20 e il 22 febbraio pacchi bomba in tutto e per tutto simili a quello di Ravenna – busta gialla e una quantità di esplosivo in grado di fare davvero male – sono stati scoperti a uno Torino, due a Bari e uno a Bologna. Per quest’ultimo, trovato nel centro meccanografico e indirizzato a una ditta pugliese, era stata anche intercettata la lettera di rivendicazione.
Dagli enti agli impiegati: per gli antagonisti tutti sono bersagli
Indirizzata alla redazione romana di Repubblica, la lettera faceva esplicito riferimento alla ripresa della campagna contro i Cie, che era stata lanciata nel maggio dello scorso anno, con tanto di opuscolo esplicativo pubblicato sui siti dell’area antagonista. «I cieli bruciano. Dei centri di identificazione ed espulsione e di coloro che ne permettono il funzionamento», era il titolo dell’opuscolo, che conteneva, tra l’altro, un elenco di ditte che lavoravano con i Cie. Una lista di potenziali bersagli che è tornata a circolare in rete, insieme al rilancio della campagna dinamitarda. «I Cie si chiudono con il fuoco. I Cie sono ogni ditta, ente e persona che collabora con la sofferenza e la reclusione dei senza documenti», si leggeva nel documento del 2015, nel quale, tutti, anche semplici impiegate come quella della ditta di Ravenna, sono colpevoli da colpire con le bombe.
di Annamaria