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The snow-covered Vesuvius visible from the city to the slopes of the volcano in Naples, Southern Italy,  20 March 2021. Eve of the first day of spring with  snow on Vesuvius in the Neapolitan area and also in the areas south of Salerno.
 ANSA/CIRO FUSCO
The snow-covered Vesuvius visible from the city to the slopes of the volcano in Naples, Southern Italy, 20 March 2021. Eve of the first day of spring with snow on Vesuvius in the Neapolitan area and also in the areas south of Salerno. ANSA/CIRO FUSCO

Renzi a Napoli con un paniere pieno di promesse. Ma “là nisciuno è fesso”

Home livello 2 - di Marzio Dalla Casta - 24 Aprile 2016 - AGGIORNATO 21 Dicembre 2022 alle 10:58

Intimorito dai sondaggi milanesi, che danno Stefano Parisi, candidato del centrodestra, in sorpasso sul “suo” Giuseppe Sala, e da quelli romani che vogliono Giorgia Meloni incollata al pd Roberto Giachetti nella lotta per la seconda piazza del ballottaggio, Matteo Renzi affida la propria sopravvivenza politica alla trincea di Napoli, confidando che il tintinnio di moneta riesca a insufflare un po’ di vento nelle flosce vele di Valeria Valente, la candidata democrat sotto il Vesuvio. Il premier, infatti, non è sceso a mani vuote nella capitale del Sud ma ha portato un non meglio specificato “patto per la Campania” che dovrebbe consentire alla Regione guidata da Vincenzo De Luca di spendere 9,5 miliardi di euro da qui al 2020.

Renzi ha firmato l’ennesimo “patto per la Campania”

Ovviamente, Renzi lo ha presentato come una rivoluzione («patti, non chiacchiere») in grado di rimettere in piedi il Mezzogiorno. In realtà, si tratta della solita minestra riscaldata della programmazione negoziata che nel corso di ben due decenni si è risolta in un continuo sperpero di risorse pubbliche. Basta, del resto, sentire il sottosegretario Claudio De Vincenti mentre parla di «impegni reciproci con regioni e città metropolitane» o di «reciproci monitoraggi» per rendersi conto che rispetto ai vecchi e falliti patti territoriali sono cambiati solo i musicanti mentre la musica è rimasta la stessa, quella dello spreco di denaro finalizzato al consenso elettorale. E che sia così soprattutto in Campania (Renzi ne ha annunciato «uno a settimana» a completamento del suo fantomatico masterplan per il Sud) lo dimostra il fatto che l’accordo stipulato in queste ore non riguarda la città metropolitana, cioè Napoli e la sua provincia, vale a dire il 55 per cento della popolazione campana.

Ma Napoli resta fuori e de Magistris attacca il premier

Il sindaco Luigi de Magistris ha infatti parlato di «inganno» del governo nei confronti di Napoli e ha snobbato la cerimonia della firma con parole più simili ad un irriverente sfottò che ad una nota istituzionale. Eccole: «Stamattina ho visto centinaia di poliziotti e carabinieri attorno alla prefettura. Un numero davvero impressionante: noi da tempo chiediamo rinforzi, e allora ho pensato, ma vuoi vedere che ci hanno mandato i rinforzi che da tempo avevano chiesto? E invece abbiamo scoperto che era arrivato Renzi. Non ne sapevamo nulla». Come a dire: caro Renzi cà nisciuno è fesso.

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24 Aprile 2016 - AGGIORNATO 21 Dicembre 2022 alle 10:58