
Dal “vaffa” a Palazzo Chigi. Di Maio istruisce la Raggi: a Roma non si può fallire
Home livello 3 - di Elsa Corsini - 8 Giugno 2016 - AGGIORNATO 8 Giugno 2016 alle 14:46
«Se si sbaglia a Roma, possiamo dire addio al sogno del governo nazionale». La prova del fuoco dei grillini passa per il Campidoglio e per l’avvocatessa acqua e sapone, Virginia Raggi, la più paparazzata e imitata del momento. Il copione della strategia pentastellata per i ballottaggio (in pista anche Chiara Appendino contro Fassino a Torino) è scritto da Luigi Di Maio, sempre più in versione doppiopetto, che al Senato ha riunito il direttorio in collegamento con le due candidate.
La Raggi a lezione da Di Maio
L’obiettivo è costruire una road map verso le politiche per disarcionare il nemico Renzi e sedere a Palazzo Chigi. Bisogna archiviare la stagione del vaffa e la giugulare gonfia di Grillo, Di Maio deve costruire in fretta un nuovo profilo governista del partito e passare dalla protesta in piazza alla credibilità istituzionale. E istruire a dovere le due pulzelle troppo naif. Non è facile. L’inesperienza e le gaffe della Raggi non aiutano nell’impresa. Non basta sparare a zero contro i partiti e il vecchio, il refrain imparato a memoria ddlla candidata al Campidoglio che sfida Giachetti, non basta tirare la giacca alla casta per strappare il plauso dei social, bisogna intercettare gli ambienti che contano, dalle imprese al Vaticano, dopo l’inaspettato favore di alcuni pezzi del mondo cattolico.
Va bene anche il tifo americano
L’endorsement a sorpresa di un politologo gesuita come Francesco Occhetta parla chiaro, bisogna ascoltare con «grande attenzione» e benevolenza il “fenomeno 5Stelle” – ha detto – che rappresenta «un elettorato giovanile trasversale che non presenta pericoli xenofobi». In queste ore fervono i contatti con industriali, professori universitari ed economisti già arruolati dalla Casaleggio associati. Per l’occasione non guasta il tifo a stelle e strisce: Virginia Raggi farà visita all’ambasciatore statunitense John Phillips per un incontro sulle politiche sociali con un testimonial d’eccezione come Richard Gere. Sul blog intanto è tutto uno sfavillare di commenti benevoli della stampa straniera. «Tutti i giornali del mondo hanno riportato notizia dello storico risultato di Roma», si legge e giù commenti entusiasti anche per silenziare le inchieste sugli amministratori grillini che, scava scava, non sono così diversi dagli “altri”.
di Elsa Corsini