
Anche Fabiana, 16 anni, bruciata come Sara: al killer una pena di soli 18 anni
Cronaca - di Valter - 2 Giugno 2016 - AGGIORNATO 3 Giugno 2016 alle 08:18
L’omicidio di Sara Di Pietrantonio, uccisa e bruciata dal fidanzato alle porte di Roma, richiama alla memoria il delitto di tre anni fa, a Corigliano Calabro. Fabiana Luzzi aveva 16 anni e venne accoltellata e bruciata, quando era ancora viva, dall’ex fidanzato Davide Morrone. L’assassino, all’epoca dei fatti minorenne, sarà libero tra 15 anni.
Il delitto di Fabiana, così simile a quello di Sara
Fabiana Luzzi, secondo la ricostruzione fatta all’epoca dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e della Compagnia di Corigliano, il pomeriggio del 24 maggio 2013 trovò l’ex fidanzato Davide davanti alla scuola ad attenderla. I due si allontanarono col motorino di lui e di lei si persero le tracce, fino alla sera del giorno successivo, quando il suo cadavere, gravemente ustionato in più parti, fu trovato alla fine di una strada interpoderale in una zona isolata della campagna di Corigliano. Gli investigatori ci misero poco a risalire a Davide (all’epoca diciassettenne). Il ragazzo, infatti, si era fatto medicare per delle ustioni sul volto e sul dorso delle mani. Il ragazzo fu portato in una caserma dell’Arma di un altro Comune per evitare che, diffondendosi la voce, la folla potesse tentare un linciaggio. Questa la versione del giovane ai carabinieri «Abbiamo litigato, lei ha cercato di aggredirmi ed io l’ho colpita più volte con un coltello pieghevole. Poi sono andato a casa, sono riuscito, mi sono procurato una tanica di benzina e sono tornato a darle fuoco quando era ancora viva».
L’assassino di Fabiana sconta la pena in comunità
Nei confronti di Davide Morrone, nel dicembre 2014, la Corte d’appello di Catanzaro ha disposto un riduzione da 22 a 18 anni della condanna inflittagli in primo grado, riconoscendogli anche la seminfermità mentale ed escludendo la premeditazione. «Da essere umano e da padre, rispettoso delle leggi umane e divine – commentò a caldo il padre di Fabiana, Mario Luzzi – mi sento oltraggiato e violentato psicologicamente da una giustizia che tiene conto solo degli assassini, riducendo le loro condanne, e non delle vittime. Io penso che i mostri vadano rinchiusi per sempre, con una palla al piede, ai lavori forzati, dall’alba al tramonto, e non trattati come normali cittadini, con tutti i comfort». Davide Morrone, attualmente vive in una comunità di recupero in Liguria «Lui sta ricevendo tutte le attenzioni del caso – ha denunciato il papà di Fabiana – visite mediche, strutture sanitarie, ma mia figlia chi me la recupera da sotto terra?».
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