
Bombardata una moschea in Siria: Ankara attacca gli Usa che respingono le accuse
Esteri - di Bianca Conte - 17 Marzo 2017 alle 18:35
Per Ankara, che ha parlato attraverso il vice primo ministro turco, Numan Kurtulmus, il raid aereo condotto ieri sera nel nord della Siria su una moschea del villaggio di al-Jina, a ovest di Aleppo, che ha provocato almeno 42 morti, «è un crimine contro l’umanità, è un crimine di guerra». Per gli Usa, che attraverso le stesse Forze armate americane hanno confermato di aver ucciso numerosi estremisti in un raid condotto ieri in Siria, le cose non starebbero proprio così: e dal pentagono negano di aver colpito una moschea, uccidendo, come denunciato dagli attivisti, 42 civili riuniti in preghiera.
Raid su una moschea in Siria: muoiono 46 civili
Fatto sta che circa cinquanta persone sono morte in un raid aereo compiuto ieri (giovedì 16 marzo ndr) nella provincia siriana di Idlib, nei pressi di Aleppo, da tempo ormai sotto il controllo di gruppi islamisti e di ribelli anti-Assad. Solo che, in base a quanto denunciato nelle ultime ore dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbero stati i missili americani Hellfire a colpire, nel corso della missione militare, una moschea situata nel villaggio di al Jina, a sud ovest di Atrab, dove sono rimaste uccise all’incirca una cinquantina di persone che erano raccolte in preghiera per il rito serale nel luogo di culto. Non solo: sempre secondo l’Osservatorio siriano, al momento del bombardamento nella moschea erano presenti circa 300 persone: dunque il bilancio dell’attacco avrebbe potuto essere ancora più tragico.
L’attacco di Ankara al raid Usa in Siria
Ankara, tra gli altri, ha severamente condannato l’episodio e contestato la lettura che ne hanno dato le Forze Armate a stelle e strisce, sostenendo, sempre attraverso il vice primo ministro Kurtulmus che, citato dall’agenzia di stampa Anadolu, ha dichiarato: «Bombardare i civili in moschea e un luogo di culto è inaccettabile… Le Forze armate americane hanno dichiarato di aver ucciso numerosi estremisti in un raid condotto ieri in Siria, ma hanno negato di aver colpito una moschea. Secondo quanto denunciato, invece, dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbero stati i caccia americani a colpire i civili raccolti in preghiera».
La smentita nella replica degli Usa
Da parte loro, invece, gli Usa respingono le accuse e, in un comunicato del Centcom, il comando centrale che dirige le operazioni americane in Medio Oriente, ribadiscono di aver condotto il raid, ma continuano a negare, però, di aver colpito una moschea, come denunciato gli attivisti. Così, citato dal New York Times, il portavoce del Comando centrale americano, John J Thomas ha detto: «Non abbiamo colpito alcuna moschea. Quello che dovevamo colpire è stato distrutto. C’è una moschea a 15 metri dall’edificio (obiettivo del raid, ndr) che è ancora in piedi». Thomas ha tuttavia precisato che è stata avviata un’indagine per determinare se qualche civile sia rimasto ucciso o ferito nel raid che aveva come obiettivo una riunione di militanti di al Qaeda nella provincia di Idlib. E non è ancora tutto: nel negare ogni addebito, il Pentagono ha mostrato anche una foto aerea della stessa moschea ancora in piedi accanto a un edificio semidistrutto da un bombardamento americano. «La moschea è ancora in piedi, relativamente intatta», ha detto il portavoce del Pentagono Jeff Davis illustrando a foto alla stampa, sostenendo che per il momento, «non c’è alcuna informazione credibile» su vittime civili legate al bombardamento.
di Bianca Conte