
Roma capitale della trasgressione fetish tra fruste e serate sadomaso
Cronaca - di Redazione - 6 Maggio 2017 - AGGIORNATO 3 Marzo 2020 alle 18:41
Roma capitale del fetish: fruste, ragazze al guinzaglio, altre che cammino coi tacchi a spillo su un tappeto di uomini e tanti feticisti. In un’inchiesta l’Adnkronos racconta il mondo notturno della trasgressione romana fetish. «Mi piace l’idea di trasgressione che si respira qui. Ti dà l’idea che in una notte puoi fare tutto o niente». Roma, un sabato sera non convenzionale in una discoteca alle porte della Capitale. Luca, un ragazzo sulla trentina, ci parla in una sala da ballo che esplode di ragazzi vestiti per lo più di nero. Molti indossano maschere e collare, qualche ragazza gira al guinzaglio con il partner fasciata in un abito di latex, o con indosso solo un tanga e calze a rete. Al lato della pista un tappeto di uomini sdraiati a terra sono immobili e si fanno calpestare da tre ragazze issate su tacchi a spillo affilati.
Roma capitale del fetish: le serate
Al centro della sala un ragazzo, si legge ancora nell’inchiesta di Adnkronos, si fa frustare da una donna sui 50anni, mentre accanto a lui un’altra è in piedi sulla trampling swing, una sorta di altalena, dove si dondola sopra un uomo che indossa una maschera antigas. Benvenuti al Revolution Party, tra le principali serate a tema fetish della Capitale, che abbraccia anche il mondo del bdsm – acronimo di bondage, disciplina e dominazione, sadismo e masochismo – come racconta René, uno degli organizzatori della serata, ogni mese eventi come questo riescono a radunare anche 500 persone a notte. «Siamo passati da 250 a 550 persone a serata», spiega l’organizzatore, che assieme alla sua compagna da un anno ha aperto le porte del fetish a centinaia di ragazzi e ragazze.
Le regole da rispettare
Partecipare a queste serate è più semplice di quel che sembra, nonostante in alcuni casi ci sia una selezione da superare. Una volta arrivati all’ingresso, vengono snocciolate le regole e il comportamento da tenere in sala. «Chi non le rispetta viene accompagnato fuori e non entra più – precisa l’organizzatore – Le nostre non sono feste elitarie, chi viene lo fa anche per il clima che si respira. Qui nel giro di otto mesi si sono formate 22 coppie». Variegato il popolo del fetish che va dal banchiere allo studente universitario, dalla professionista all’operaio. E ancora turisti, italiani e stranieri. Età variabile tra i 18 e 60 anni. Curiosi, bisessuali, omosessuali e etero, sposati e non. Spiccano i feticisti.
Tutti in dress code
Chi vuole accedere a queste feste deve rispettare un dress code. Banditi jeans, t-shirt casual o abiti da lavoro. Ad andare per la maggiore sono i look in latex, pelle, pvc, e nude, ma anche maschere, guanti, reti, intimo, corsetti, e abiti presi in prestito dal mondo del medical, militare o burlesque. Il total black può essere un buon compromesso. «Ormai anche il dress code sta diventando un’alternativa fashion, senza pregiudizi – sottolineano – Anche a Roma, che è una città molto più aperta di quanto si pensi».
Il parere del sessuologo
Per molti si tratta di una vera e propria filosofia di vita. Per altri è solo un’alternativa trasgressiva a quello che in ambiente è conosciuto come vanilla sex, ossia il sesso “tradizionale”. Il termine psichiatrico è parafilia. Secondo Fabrizio Quattrini, docente di clinica delle parafilie e della devianza dell’Università de L’Aquila, si parla di patologia «solo nel momento in cui chi mette in atto una pratica bdsm la vive come elemento disfunzionale alla propria sessualità». La patologia, spiega Quattrini, «scatta solo nel momento in cui la persona soffre o fa soffrire e quindi vive nella sofferenza quel piacere erotico e sessuale. Nel bdsm ci possono essere pratiche sadiche e masochistiche. Se la persona le vive con consensualità, rispetto, educazione e armonia non c’è l’aspetto patologico».
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