
Statali, sono 3,5 milioni. Ma nelle università c’è posto solo per i precari
Economia - di Eleonora Guerra - 14 Giugno 2017 alle 11:46
Le donne sono più della metà, i precari quasi il 15%. Al Sud ce ne sono di più, ma solo se nel computo entrano anche le Isole, altrimenti la quota è pressoché pari a quella di Nordovest e Nordest. È la mappatura di chi lavora nel settore pubblico italiano, statali e non solo, così come emerge dai primi risultati del Censimento permanente delle istituzioni pubbliche diffusi dall’Istat, con riferimento alla data del 31 dicembre 2015.
Precari: la maggior parte lavora nelle università
Gli statali sono quasi 3,5 milioni. Fra loro 3.305.313 sono dipendenti e oltre 173mila non dipendenti, mentre più di 460mila sono precari. Di questi 293.804 sono a tempo determinato, pari all’8,4%, e 173.558 non dipendenti (collaboratori, altri atipici e lavoratori temporanei), distribuiti in 106.870 luoghi di lavoro. Fra coloro che, pur lavorando nel pubblico, non hanno un “posto fisso” il 32,2% è impiegato nelle università pubbliche, il 21,5% in aziende o enti del servizio statistico nazionale, il 18,2% nei Comuni.
Al Sud lo stesso numero di statali del Nord
Il personale dipendente, invece, è concentrato per il 54,1% nell’amministrazione centrale, per il 20% in aziende o enti del servizio sanitario nazionale e per l’11,8% nei Comuni. Le altre forme giuridiche assorbono il restante 14,1%. A livello territoriale, poi, il personale in servizio è concentrato per il 35,3% in unità locali situate nel Mezzogiorno (22,5% nelle regioni del Sud e 12,7% nelle Isole), il 22,6% nel Nord-ovest, il 22,3% nel Centro e il 19,7% nel Nord-est del Paese.
Le donne sono il 56%, ma sono meno garantite
Più della metà è rappresentata da donne, pari al 56% del personale in servizio (dipendenti e non dipendenti). Una più elevata presenza femminile si registra negli enti del Sistema sanitario nazionale (65,1%), la più bassa nelle giunte e consigli regionali (46,9%). Tra le donne si riscontra, inoltre, una quota maggiore di figure a tempo determinato (9,9% rispetto al 6,6% degli uomini).