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Strage in Florida: siamo sicuri che la colpa sia delle armi e non dei social?

Strage in Florida: siamo sicuri che la colpa sia delle armi e non dei social?

Home livello 2 - di Mario Aldo Stilton - 15 Febbraio 2018 - AGGIORNATO 16 Febbraio 2018 alle 09:59

Prendetevela con Facebook, con Twitter, con Instagram non con le armi. Prendetevela con la stupidità dei social, con la follia dei social, con l’ossessione dei social: fucili o pistole c’entrano poco o nulla con il ripetersi di stragi. Forse è difficile da capire, ma non è così difficile da spiegare. Non sono né possono essere le armi a produrre dementi o disturbati o frustrati. Perchè le armi non posono provocare stragi se sono in casa, in una vetrina, nel sottoscala, nel cassetto. Non decidono di andare a colpire innocenti ragazzi, le armi. Per commettere una strage, per pianificarla, ci vuole o una affiliazione terroristica o una mente malata. Dicono: ma la facilità di avere, trovare o comprare un’arma è un bell’incentivo. Può darsi. Ma, per caso, a qualcuno risultano stragi nelle scuole o nelle piazze delle località più malfamate del vecchio West da parte di qualche folle? Nossignori. Epppure altroché se di armi in casa ce n’erano e i criminali alla Jesse James altroché se affascinavano le popolazioni locali. Così come non si è mai letto o saputo di stragi perpretate da malati di mente nelle scuole o nelle piazze delle città delle antiche civiltà guerriere. Perchè per l’appunto non è l’arma in se a fare il danno, ma la persona. E se questo non accadeva prima quando la società aveva in se i germi della violenza più cruda e accade adesso quando siamo bombardati dal messaggio di pace e tolleranza, una domanda sul ruolo (devastante?) dei social ce la vogliamo porre, o no? Il 19enne Nikolas Cruz che ha compiuto quest’ennesima strage di studenti in un campus di Parkland, ricca cittadina della Florida, aveva il suo profilo Facebook, Instagram, Twitter, eccetera eccetera? L’aveva, eccome. E infatti dalle foto che la polizia ha mostrato si gingillava con armi da taglio e da sparo. Postava, come si dice oggi, sul suo profilo ciò per cui voleva esser conosciuto, magari ammirato, sicuramente temuto. Un giovane con chiari problemi di socialità e ancor più chiari problemi psichici. Ebbene, senza quella “necessità” di dover dimostrare a tutti i suoi “contatti” di essere duro, spietato, deciso e quant’altro, senza quella maniacale esibizione fotografica di armamenti e di cattiveria, avrebbe deciso di agire comunque? Avrebbe comunque programmato la strage se la sua mente malata non avesse pensato di dover dimostrare a chi, magari, sul social lo sfotteva o lo sbeffeggiava di essere davvero spietato, di essere un vero duro? Poniamocela questa domanda invece di appecoronarci sul già detto, sul già visto e sul già sentito: c’entrano qualcosa i social con questa esplosione di violenza incontrollata e imprevedibile? Su, pensiamoci.

 

 

 

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Ci sono 3 commenti

  1. Amilcare de Risio ha detto:

    It will be death penalty in Florida.
    If same attorney will prove some kind of mental
    problem he will get life in prison with no parole

  2. Orlando Portento ha detto:

    CONCORDO IN PIENO.

  3. Rolando Possentini ha detto:

    No problem his life will be terminated…I feel very sad for the parents who lost their children.

15 Febbraio 2018 - AGGIORNATO 16 Febbraio 2018 alle 09:59