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L’anarchico Orsetti e il “fascista” Quattrocchi: storie diverse, stesso eroismo

L’anarchico Orsetti e il “fascista” Quattrocchi: storie diverse, stesso eroismo

Idee a Destra - di Mario Landolfi - 19 Marzo 2019 - AGGIORNATO 19 Marzo 2019 alle 22:50

C’è un che di ancestrale e di sublime nella foto che ritrae Lorenzo Orsetti, il combattente italiano ucciso dall’Isis al confine tra Siria e Iraq, abbigliato nella sua mimetica, sigaretta tra le labbra e mitra appoggiato al muro in bella mostra. È un’immagine che rinvia ad un tempo lontano, ormai archiviato alla voce dei ricordi imbarazzanti e poi sepolto dalla retorica tutta italiana che ha trasformato i soldati in diversamente pacifisti, quasi una comitiva di assistenti sociali in divisa sparpagliati in mezzo mondo non per usare le armi ma per insegnare, proteggere e curare. Quella foto, invece, immortala la rivincita del combattente costringendo ad uno spericolato testacoda le nostre coscienze ormai disabituate a riconoscere gesti e comportamenti  autenticamente virili. E nulla v’è di più virile del volontario di guerra, dell’uomo che va a combattere per una causa (l’indipendenza del popolo curdo nel caso di Orsetti) mettendo in conto la morte: la sua è quella di altri uomini, i suoi nemici. In un tempo in cui nelle melensaggini della parità ad ogni costo rischiamo persino di affogare, l’immagine di Orsetti in mimetica è un lampo di luce abbagliante che imprime un’istantanea insieme vera e feroce: il combattente è sempre qualcosa di più di un uomo ordinario. Un volontario che si arruola a rischio della propria vita ha dalla sua una “superiorità” che nessuna distanza politica (Orsetti era anarchico) potrà mai disconoscere e che nessuna teoria similpsicologica riuscirà mai a derubricare a difetto di personalità disturbata. Con buona pace di Bertolt Brecht, c’è sempre bisogno di eroi. E l’eroe è potenzialmente in ciascuno di noi perché eroe, in fondo, è chi riesce a frapporre uno stile tra se stesso e la morte. Lo è stato il “mercenario” Fabrizio Quattrocchi quando di fronte al mitra che da lì a qualche secondo lo avrebbe freddato trovò la forza per dire che un “italiano vero” sa morire perché fissa negli occhi i suoi uccisori, riscattando in un attimo decenni di macchiette. Lo è oggi il volontario Lorenzo Orsetti, quando ha scelto di immolarsi per la causa di un popolo lontano senza esservi obbligato da nessuna e da nessuna autorità se non quella della sua coscienza. Stampiamoci quindi bene in mente i loro nomi e i loro volti perché sono i nomi e i volti di uomini che avevano scelto di vivere mettendo in conto di saper morire. Uomini veri.  

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Ci sono 4 commenti

  1. kondor ha detto:

    Pregiatissima redazione
    sono volontario della Riserva E.I con all’attivo molte missioni all’estero……Nell’azienda (francese) dove lavoro c’è stato qualche (italiano) che per invidia ha avuto ancora il coraggio di dire “10-100-1000 Nassirya” . Quel 12 novembre io ero là…….. In questo Paese a partire da certa Politica a braccetto con una certa Magistratura produce cittadini che non sono degni nemmeno della cittadinanza italiana. Mi piacerebbe parlarne……

  2. iltibet ha detto:

    Ambedue certamente uomini veri ed autentici camerati

  3. elisa ha detto:

    SIETE SENZA VERGOGNA, FATE VOMITARE. LA RETORICA DELL’UOMO VERO. ORSO VI AVREBBE VOMITATO ADDOSSO A TUTTI QUANTI, VERMI.

    1. Francesco Storace ha detto:

      se fosse stato come te può darsi

di Mario Landolfi - 19 Marzo 2019