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epa08194755 People line up to buy face masks in Hong Kong, China, 05 February 2020. A coronavirus outbreak originating from the Chinese city of Wuhan and has so far killed at least 490 people and infected over 24,000, mostly in China.  EPA/JEROME FAVRE
epa08194755 People line up to buy face masks in Hong Kong, China, 05 February 2020. A coronavirus outbreak originating from the Chinese city of Wuhan and has so far killed at least 490 people and infected over 24,000, mostly in China. EPA/JEROME FAVRE

Coronavirus, a Prato la comunità cinese chiede la quarantena. Ma riceve ascolto solo da FdI

Politica - di Sveva Ferri - 5 Febbraio 2020 - AGGIORNATO 6 Febbraio 2020 alle 14:15

Nessuno vuole lanciare allarmi, bisogna evitare qualsiasi forma di razzismo e limitazione della libertà personale. Ma – ha concluso Donzelli – bisogna intervenire per evitare di sottovalutare la situazione e creare nelle persone preoccupazioni eccessive”.

Le richieste dei cinesi di Prato rimaste inascoltate

Come detto, è stata l’associazione economica cinese in Italia “Wencheng”, attraverso il suo presidente Luigi Yu, a lanciare per prima l’allarme. “Abbiamo cercato di chiedere alle istituzioni una mano per poter affittare un posto o degli appartamenti dove mettere insieme in quarantena le persone che sono tornate da lì. Ma ci è stato spiegato che la comunità orientale non aveva l’autorizzazione per fare questo. Così ora le persone che sono tornate sono a casa e ci rimarranno per almeno 15 giorni“, ha spiegato Yu. Il Comune di Prato, da parte sua, ha precisato di non aver “mai ricevuto la richiesta di immobili, case, alberghi o altro da destinare ai cittadini in arrivo dalla Cina. Tale richiesta, tra l’altro, non avrebbe alcun senso dal momento che le circolari ministeriali italiane non prevedono periodi di isolamento per chi già è rientrato né arrivi dalla Cina nelle prossime settimane”.

Nardella vede solo allarmismi e discriminazione

E se il Comune di Prato si è limitato a constatare gli ostacoli burocratico-amministrativi imposti dalle direttive centrali alle richieste della comunità cinese, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, è andato oltre, facendosi alfiere di posizioni politico-ideologiche. “È una posizione ingiustamente allarmistica e discriminatoria: io sono preoccupato come lo sono tutti i miei cittadini di questa situazione, che però non può essere deformata fino al punto da giustificare la caccia al cinese. Alimentare una psicosi anti cinese è soltanto da irresponsabili” , ha detto il primo cittadino di Firenze, commentando la richiesta di alcune Regioni del Nord al ministero dell’Istruzione di adottare misure di prevenzione più efficaci per gli alunni di rientro dalla Cina. Per Nardella, quindi, “dobbiamo stare con i piedi per terra, massima attenzione e prudenza. Secondo me – ha chiosato – il sistema sanitario italiano sta funzionando benissimo, il governo sta lavorando bene”.

 

 

 

 

 

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di Sveva Ferri - 5 Febbraio 2020