Coronavirus, più morti al nord? Arriva la clamorosa ipotesi: la “condanna” è scritta nel Dna

23 Lug 2020 12:48 - di Marta Lima

Uno tsunami devastante al Nord, un’onda più clemente al Sud e nelle Isole. Che cosa ha fatto la differenza nell’epidemia di Covid-19 in Italia? Dopo che “sono state proposte diverse ipotesi tra cui le diversità climatiche, ma nessuna sembrerebbe giustificare la disparità numerica nei contagi”, il gruppo dello scienziato italiano ’emigrato’ negli Usa Antonio Giordano ha pensato di scandagliare il Dna a caccia di un possibile ‘scudo genetico’ che potrebbe avere protetto metà della Penisola. Dati scientici, non nefaste profezie…

I geni che condizionano il coronavirus

I dati conclusivi dello studio sono pubblicati sull”International Journal of Molecular Sciences’. E svelano l’esistenza di due geni che “potrebbero conferire maggiore suscettibilità all’infezione” da Sars-Cov-2, spiega all’Adnkronos Salute Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia, professore di Patologia all’università di Siena, e che “differiscono per distribuzione nelle popolazioni delle varie regioni, con un sensibile divario Nord-Sud”. Più diffusi al Settentrione, meno al Meridione.

Al sud uno “schermo” maggiore contro la pandemia

L’idea che esistesse una sorta di difesa innata anti-coronavirus fra gli abitanti delle aree italiane meno colpite era stata anticipata da Giordano e colleghi a fine maggio in un articolo su ‘Frontiers Immunology’.

Ora la conferma, con la scoperta di “due alleli dell’Hla (sistema antigenico dei leucociti umani), un insieme di geni altamente polimorfici che hanno un ruolo chiave nel modellare la risposta immunitaria antivirale”, che “correlano positivamente con i casi di Covid-19 registrati nelle diverse province del nostro Paese in periodo di piena pandemia”. Si chiamano Hla B44 e C01 e potrebbero aver favorito l’azione di Sars-Cov-2 in Lombardia e nelle altre zone travolte dalla pandemia.

Un team italiano di eccellenza

Il lavoro nasce dalla collaborazione di un team multidisciplinare composto, oltre che da Giordano, da Pierpaolo Correale e Rita Emilena Saladino, del Grand Metropolitan Hospital ‘Bianchi Melacrino Morelli’ di Reggio Calabria; Giovanni Baglio e Pierpaolo Sileri, del ministero della Salute italiano e dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano; Luciano Mutti, dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine; Francesca Pentimalli, dell’Istituto tumori di Napoli, Irccs Fondazione Pascale. L’équipe ha condotto “uno studio geografico, di tipo ecologico”, per valutare la possibile associazione tra la prevalenza di alleli Hla e l’incidenza di Covid-19 nelle 20 regioni italiane e nelle loro province.

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