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Vaia: «Allo Spallanzani monoclonali di seconda generazione. Sono potenti e non sono nocivi»

Cronaca - di Fortunata Cerri - 18 Settembre 2021 - AGGIORNATO 18 Settembre 2021 alle 14:03

Allo Spallanzani di Roma si stanno sperimentando gli anticorpi monoclonali di seconda generazione. «Stiamo parlando di un anticorpo monoclonale umano molto attivo contro l’infezione da Sars-Cov-2», racconta a Libero, il direttore dello Spallanzani, il professore  Francesco Vaia. «Gli anticorpi sono delle proteine che produciamo naturalmente o come risposta alla vaccinazione oppure dopo aver contratto un’infezione», spiega Vaia, «sono i nostri piccoli soldati che combattono la proteina Spike, quella responsabile della replicazione virale».

Vaia: «Sono più facili da somministrare»

E poi ancora. «Gli anticorpi che abbiamo conosciuto finora sono stati trattati come un atto terapeutico: somministrati per via endovenosa, quindi in ambiente ospedaliero, e con un’efficacia anche superiore al 90%. I nostri, quelli nuovi, che chiamiamo di seconda generazione, sono più facili da somministrare, potrebbero far abbassare i costi e, soprattutto, potrebbero essere utili per tutte quelle persone che, fin qui, non hanno risposto benissimo ai trattamenti».

Vaia: «Abbiamo preso gli anticorpi e li abbiamo riclonati»

I monoclonali di seconda generazione si inoculano con una puntura intramuscolare. Sono «potenti perché sono stati selezionati in persone che si sono ammalate e sono guarite. Non tutti possono essere donatori, ma solo chi manifesta una “capacità neutralizzante”. Abbiamo preso questi anticorpi, li abbiamo riclonati in vitro e quindi hanno una forza maggiore». E poi ancora: «Il nostro compito, come scienziati, è guardare al futuro e individuare una exit-strategy che ci permetta di avere in mano un’arma efficace, questa lo è», continua Vaia.

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di Fortunata Cerri - 18 Settembre 2021