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Il Pd di Letta è solo fumo: Su scuola, piazza e Anpi dominano centri sociali e antagonisti

Politica - di Valerio Falerni - 26 Aprile 2022 - AGGIORNATO 27 Aprile 2022 alle 08:53

Ha colto nel segno Pietrangelo Buttafuoco quando ha individuato nel Pd il partito del deep state italiano, concetto molto più ampio e impegnativo di quello sintetizzato nel termine “establishment. Nell’intervista pubblicata ieri dalla Verità, lo scrittore siciliano l’ha definito così: «...È il primo partito di governo, il primo editore, il primo educatore, domina anche mentalmente, è il punto di riferimento dell’alta burocrazia, è il veicolo di carriera dei giovani arrembanti». In compenso, l’appeal del Pd sugli ambienti in cui era tradizionalmente forte subisce un crollo verticale a tutto vantaggio della sinistra radicale e antagonista. L’immagine di Enrico Letta contestato al corteo del 25 aprile al grido di «servo della Nato» racconta meglio di cento post che un partito non è un serpente, cui basta crescere per cambiare pelle.

La contestazione a Letta fa riflettere

Tanto più che analoga crisi di rigetto investe il mondo giovanile, dove la concorrenza dei centri sociali nelle scuole è agguerrita. Lo stesso accade nelle piazze, dove neanche il sostegno di un sindacato come la Cgil (anche Maurizio Landini è stato contestato) assicura più l’agibilità di un tempo. Insomma, osando quel tanto che basta, non è azzardato sostenere che il Pd di Letta sta percorrendo al ralenti lo stesso percorso antipatizzante imboccato da Matteo Renzi. I due non si prendono per niente, ma entrambi sono estranei alla tradizione ex-post o neocomunista, che ancora oggi egemonizza in larghissima parte la cultura e la mentalità dem. E gli effetti si vedono anche sulla leadership dell’attuale segretario, sebbene assai meno urticante di quella del suo predecessore.

Il leader dem non conosce il suo partito

In realtà, Letta ha la responsabilità di aver sottovalutato alcuni passaggi-chiave. A cominciare dalla guerra in Ucraina, quando ha scommesso sull’appiattimento del partito sul governo e quindi sulla Nato sperando che passasse in cavalleria. Non ha però calcolato la formidabile carica suggestiva esercitata ancor oggi dalla Russia sulla sinistra. Fino a farvi riaffiorare le  antichi pulsioni anti-occidentali, cui Letta non faceva mistero di voler inchiodare la “destra populista e sovranista“. Ora invece di filo-putinisti è addirittura circondato: dai 5Stelle nel campo largo; da Anpi, centri sociali e intellettuali nella sinistra; e, infine, dalla saldatura eco-catto-pacifista nel suo stesso partito. Se questo è un leader…

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Ci sono 2 commenti

  1. Guanni53 ha detto:

    Destinato all’inesorabile declino, Letta si aggrappa alle larghe intese per cercare di non affondare, nel puerile tentativo di cooptare tutti i residui del barile parlamentare, da FI a IV. Tentativo vano,ma che in compenso, dà la spallata definitiva a quella che potrebbe essere una parvenza di identità del PD.

  2. babbone ha detto:

    vonno il popolo gnorante sennò chi li vota.

di Valerio Falerni - 26 Aprile 2022