CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

dengue

Dengue, parla la dottoressa che “scova” i casi nel Lazio: «Decisivo il team con papà-collega»

Cronaca - di Paolo Sturaro - 25 Ottobre 2023 - AGGIORNATO 26 Ottobre 2023 alle 10:23

Non ha ancora finito il corso di formazione per diventare medico di famiglia ma ha già chiara un’idea: se un paziente ha un problema di salute poco chiaro, bisogna indagare e provarle tutte. Ed è per questo che Valeria Brozzi, 34 anni, dottoressa di famiglia in formazione nel quartiere Balduina di Roma, ha individuato ben 5 casi di Dengue tra i suoi pazienti, sui 66 autoctoni in tutta Italia. «Decisivo è stato il “team” con mio padre, medico di famiglia, con il quale collaboro, in questa fase di formazione ma anche prima che mi laureassi. Insieme abbiamo individuato i casi e seguito i pazienti, spiega all’Adnkronos Salute.

Dengue, come si è “accesa” la spia

«Questa estate», racconta, «abbiamo avuto le segnalazioni della Asl Roma 1 dopo il primo caso. A fine settembre, poi, abbiamo cominciato a riscontrare pazienti con sintomatologie particolari: febbre che persisteva per alcuni giorni senza scendere mai e con tamponi Covid negativi. Abbiamo cominciato a indagare, prendendo in considerazione le comunicazioni che erano state precedentemente inviate dalla Asl sulla Dengue. Che si trattasse di una patologia virale era chiaro. La spia si è accesa e abbiamo attivato una collaborazione con lo Spallanzani: se abbiamo un sospetto inviamo il paziente per avere una conferma».

I pazienti ricoverati allo Spallanzani

«La pulce nell’orecchio», continua Brozzi, «è arrivata senza dubbio con le segnalazioni della Asl. E ci abbiamo pensato quando ci siamo trovati di fronte a una malattia che non conoscevamo, in una stagione dove sono meno frequenti i sintomi febbrili. Dopo aver osservato i primi due casi, però, è stato chiaro che ci trovavamo di fronte alla Dengue, che si sta diffondendo in maniera importante». I 5 pazienti «non hanno avuto grossi problemi perché sono stati presi in carico in tempi rapidi. Sono stati ricoverati dallo Spallanzani e seguiti fino alle dimissioni senza conseguenze».

Dengue, occorre più formazione specifica

Due le eccezioni: «Un paziente ancora ricoverato e un altro che non ha accettato il ricovero ed è stato seguito a domicilio, con monitoraggio costante da parte nostra, da mio padre come medico di famiglia e da me come collaboratrice, e dallo Spallanzani. Anche in questo caso tutto è andato bene», conclude la dottoressa. E sottolinea l’importanza della formazione «a fronte di questa “nuova” patologia che, è un dato di fatto, comincia a essere diffusa sul territorio. Serve che i medici di famiglia abbiano più formazione specifica».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Paolo Sturaro - 25 Ottobre 2023