
Le vite degli ostaggi nelle mani dell’ex generale Hirsch: Netanyahu l’ha richiamato per liberarli. Ecco chi è
Si chiama Gal Hirsch, ed è l’ex paracadutista – e non solo – che ha appena avuto l’incarico dal primo ministro israeliano Netanyahu di coordinare gli sforzi per rapiti e dispersi: circa 130 persone.
Gal Hirsch, l’ex paracadutista a cui Netanyahu ha affidato il compito di salvare gli ostaggi
Ex ufficiale delle forze speciali, è stato prima a servizio della 35esima Brigata: la brigata dei paracadutisti dello Stato di Israele. Poi, in un passaggio fondamentale della sua carriera, è passato nelle fila dell’Unità Shaldagh: l’élite delle forze speciali dell’Aeronautica israeliana. Nel suo curriculum non si contano ormai le operazioni sotto copertura. Le missioni per la liberazione di ostaggi. Gli assalti oltre le linee nemiche. Indagini, blitz e incursioni al culmine dei quali Hirsch è stato nominato comandante dell’unità speciale.
L’ex generale torna in azione
Una figura dai forti chiaroscuri, la sua: criticato per la conduzione della sua divisione durante la seconda guerra del Libano, Hirsch è andato in pensione poso dopo a soli 42 anni. Secondo quanto scrive il Corriere della sera, e riferisce il sito di SkyTg24, «Netanyahu lo avrebbe voluto come capo della polizia già nel 2015, ma l’accusa dell’Fbi americana di aver corrotto un ministro georgiano per ottenere contratti alla sua società di sicurezza. E l’incriminazione per evasione fiscale in Israele, avevano fatto saltare la candidatura». Oggi, da ex generale a riposo, il paracadutista torna in campo e in azione: è lui l’uomo a cui Benjamin Netanyahu ha affidato il compito di gestire la situazione degli ostaggi nelle mani di Hamas.
Hirsch e gli ostaggi: la partita più difficile e la sfida più pericolosa
Dopo il no alla trattativa arrivato da Hamas, Tel Aviv sta lavorando per ottenere una «evoluzione completa» della situazione degli ostaggi catturati casa per casa, strada per strada. Giovani, anziani, donne e bambini, stretti nella morsa dei miliziani palestinesi. Torturati, abusati, rinchiusi in tunnel segreti o esposti e usati come trofei di guerra o merce di scambio, a secondo dei diktat o degli ultimatum palestinesi. A loro, e al primo mninistro israeliano, allora, Hirsch promette di creare «un meccanismo efficace» per aiutare «tutte le famiglie in ansia per la sorte dei loro cari». Consapevole di dover operare strategicamente «nel mezzo di questa guerra difficile» e di dover affrontare la sfida forse più difficile e rischiosa di tutta la sua carriera: liberare gli ostaggi in mano ad Hamas e riabilitare nome e immagine agli occhi del Paese.
La missione “cigno nero letale”
Una partita ardua in cui, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera stilando l’identikit del “risolutore” individuato da Netanyahu, Hirsch potrebbe tradurre in pratica quanto nove anni fa scrisse su una rivista delle forze armate in un saggio di teoria militare in merito alle tattiche israeliane. «Nel fronteggiare un nemico che opera in mezzo alla popolazione civile – furono le sue parole – dobbiamo sviluppare il nostro cigno nero letale. Che agisce nella quarta dimensione: quella dell’incertezza., Dell’illegalità. E del disordine. Al di fuori di modelli concettuali accettati e prevedibili». Ora, la gran parte delle speranze, sono affidate a lui.