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I Langone tornano a casa, sono gli ultimi di una serie di italiani rapiti nel Sahel: ecco le loro storie

Cronaca - di Redazione - 27 Febbraio 2024 - AGGIORNATO 27 Febbraio 2024 alle 14:46

Con i tre ostaggi italiani, rapiti nel 2022 e liberati oggi – Rocco Langone, la moglie Maria Donata Caivano e il figlio Giovanni – attesi all’aeroporto militare di Ciampino nel pomeriggio, mentre il Paese gioisce e tira un sospiro di sollievo per il loro ritorno a casa grazie all’impegno lungo e laborioso messo in campo dal governo italiano che dopo il rilascio ha sottolineato l’importante collaborazione avviata dall’Aise, di concerto con la Farnesina, «fin dall’immediatezza del sequestro, e in particolare grazie ai contatti dell’Agenzia con personalità tribali e con i servizi di intelligence locali», il pensiero va – inevitabilmente – agli altri ostaggi ancora nelle mani dei loro sequestratori. Ad altri casi di rapimenti che hanno coinvolto nostri connazionali nella regione del Sahel.

Mali, la famiglia Langone torna a casa: gli ultimi di una serie di italiani rapiti nel Sahel

I Langone infatti – sequestrati il 19 maggio 2022 dalla loro abitazione alla periferia della città di Koutiala, a sud est della capitale del Mali, Bamako, dove vivevano da diversi anni – sono gli ultimi di una serie di rapimenti che hanno coinvolto nostri connazionali nella regione del Sahel. Prima del loro sequestro, erano stati presi in ostaggio il 31enne padovano Luca Tacchetto. Il sacerdote di Cremona Pier Luigi Maccalli. E il cicloturista campano Nicola Chiacchio, tenuti prigionieri per mesi da gruppi jihadisti vicini ad al Qaeda. Tutti poi liberati in Mali: ecco le loro storie.

Italiani rapiti in Africa, i precedenti: la storia di Luca Tacchetto

Luca Tacchetto e la compagna canadese Edith Blais, rapiti il 15 dicembre del 2018 mentre si trovavano in Burkina Faso, hanno ritrovato la libertà in Mali nel marzo del 2020, dopo 15 mesi di prigionia. I due sono riusciti a fuggire ai loro carcerieri la sera del 12 marzo. Come lo racconterà lo stesso Tacchetto ai pm di Roma e ai carabinieri del Ros. Rientrato in Italia il 15 marzo del 2020, il 31enne padovano ha spiegato che il sequestro era stato condotto da un gruppo che si autodefiniva jihadista, vicino ad al Qaeda. Che era stato trattato bene dai rapitori, mai minacciato con le armi.

Il sequestro di Padre Maccalli

Appena poco prima di loro due, Padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società delle Missioni Africane, veniva rapito il 17 settembre del 2018 a 150 chilometri dalla capitale del Niger, Niamey. Verrà rilasciato il 9 ottobre del 2020 insieme al turista Nicola Chiacchio, dopo due anni di prigionia. E dopo diversi passaggi a tre gruppi diversi della galassia jihadista che fa capo ad al-Qaeda. Mai minacciati di morte, i due racconteranno ai pm che i momenti più difficili sono quelli seguiti proprio alla fuga di Tacchetto e della compagna. «Ci hanno tenuto per alcuni giorni incatenati agli alberi, ma poi la situazione si è tranquillizzata», hanno spiegato.

La vicenda del turista campano Nicola Chiacchio

Infine, il turista campano Nicola Chiacchio è stato invece rapito in Mali il 4 febbraio del 2019, mentre stava effettuando un tour turistico in bicicletta. Ha confermato la versione del sacerdote e indicato tre diverse zone di prigionia, comprese le aree desertiche del Mali e la zona rocciosa a nord. Una terra divenuta la prigione di diversi italiani, come i coniugi Langone e il figlio che, fortunatamente, oggi torneranno finalmente a casa.

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di Redazione - 27 Febbraio 2024