Piano Mattei, Saggio: “È del Sistema Paese. E dà risposte a sfide globali: già coinvolti Usa, Ue e Golfo”

25 Lug 2024 17:16 - di Federica Parbuoni
piano mattei

“È innanzitutto un Piano del Sistema Italia, un Piano dell’Italia e di interesse nazionale“, che “come più volte ricordato dal presidente Meloni, fa del dialogo e della condivisione col continente africano i suoi pilastri”. Così Fabrizio Sergio, consigliere diplomatico del premier, ha descritto il Piano Mattei per l’Africa nel corso dell’audizione informale davanti alle Commissioni esteri congiunte di Camera e Senato. E ha sottolineato di farlo da “funzionario dello Stato”. Il Piano Mattei “è un metodo, un approccio che in breve tempo ha già coinvolto l’intero continente africano e ha interessato Stati Uniti, Europa e Unione europea, alcune nazioni del Golfo e molti altri Paesi che quotidianamente ci chiedono come poter essere coinvolti”, ha proseguito l’ambasciatore, che è anche il coordinatore della struttura di missione presso la presidenza del Consiglio.

Il Dpcm sul Piano Mattei trasmesso al Parlamento: 5,5 miliardi di dotazione iniziale

L’audizione si è svolta nell’ambito dell’esame dello schema di Dpcm di adozione del Piano Mattei, la cui dicitura completa è “Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei”. Il testo, di oltre cento pagine, è stato trasmesso nei giorni scorsi al Parlamento e illustra gli obiettivi e la strategia per costruire un “partenariato su base paritaria” con il continente africano. Fra i quali l’impegno “risoluto contro scafisti e trafficanti” e “per offrire ai popoli africani un’alternativa di opportunità, lavoro, formazione, sviluppo e crescita duratura”. Nella sua prima fase, si legge nel testo, il Piano Mattei può contare su una “dotazione iniziale” di 5,5 miliardi di euro “tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui circa 3 miliardi dal Fondo Italiano per il clima e 2,5 miliardi dei fondi della Cooperazione allo sviluppo”.

Saggio: “Abbiamo riacceso i riflettori sull’Africa”

Seggio ha sottolineato come già un primo risultato sia stato raggiunto: “Questo Piano ha acceso i riflettori sull’Africa, non se ne è mai parlato così tanto a livello istituzionale, di associazioni di categoria e di impresa come in questo momento”. L’Italia, dunque, si è già accreditata come Paese guida a livello globale del nuovo approccio al Continente. “I destini di Africa ed Europa sono sempre più interconnessi e c’è la necessità di fornire risposte globali a sfide globali. Noi – ha chiarito Saggio – dobbiamo accrescere la nostra cooperazione con l’Africa, a cominciare dal settore energetico, dove la diversificazione delle fonti di approvvigionamento nel processo di transizione energetica diventa per noi un obiettivo essenziale, e in cui l’Africa è la destinazione naturale”.

Il Piano Mattei “occasione per consolidare posizionamento naturale dell’Italia nel Continente”

“Il Piano Mattei – ha sottolineato ancora il consigliere diplomatico di Meloni – rappresenta un’occasione per consolidare il nostro posizionamento naturale in Africa e, più in generale, nel Mediterraneo, nella prospettiva di una collaborazione di lungo periodo sulla base di un concetto che è quello della condivisione e dell’ascolto”. Saggio ha quindi ricordato l’importanza che ha avuto il vertice Italia-Africa di gennaio, che ha prodotto “una straordinaria apertura di credito nei confronti dell’Italia che va colta”. Parlando dei settori di intervento e dei progetti avviati, l’ambasciatore ha spiegato che “saranno oggetto della relazione sullo stato di attuazione” che verrà inviata al Parlamento dopo il parere delle Commissioni e che “subito dopo l’estate sarà convocata la terza riunione della Cabina di regia” dedicata. Allo stato attuale sono nove i Paesi africani coinvolti e “dal 2025 se ne aggiungeremo altri”.

I progetti avviati e il passaggio dall’approccio bilaterale e a quello multilaterale

Valorizzando “il costante gioco di squadra con la Farnesina e tutti i ministeri coinvolti” e “l’approccio di Sistema Italia“, l’ambasciatore ha però ricordato le intese avviate in Kenya, per un progetto sugli idrocarburi; in Algeria, nel settore agricolo; in Tunisia, per l’utilizzo dell’idrogeno, in collaborazione con Enel e Eni. E ha richiamato, accanto alla cooperazione e al fondo clima “che sono la base per iniziare”, la creazione di “strumenti finanziari che prima non esistevano”, realizzati con la Banca Africana, la Banca mondiale e Cassa depositi e prestiti. Si tratta di progetti sia bilaterali, sia multilaterali. Un percorso, quello della multilateralità, avviato dalla struttura di missione e consolidato al G7, dove l’Africa era rappresentata tra i Paesi e le organizzazioni invitati e il Piano Mattei ha trovato spazio nelle conclusioni del summit. “Si è fatto un salto di qualità, passando – ha spiegato l’ambasciatore – da progetti di natura bilaterale a grandi progetti di natura infrastrutturale internazionale, come il Corridoio Lobito, una connessione infrastrutturale digitale, ferroviaria ed energetica che collegherà l’Angola allo Zambia”.

Al via “Misura Africa” di Simest: finanza agevolata per le imprese che esportano in Africa

Infine, l’annuncio su un nuovo strumento che “inizia proprio oggi: si chiama ‘Misura Africa’ di Simest che è uno strumento di finanza agevolata finalizzata al sostegno degli investimenti produttivi delle imprese esportatrici con interessi in Africa. Si tratta di 200 milioni iniziali ma che potranno crescere”.

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