Meloni, elogio britannico dal “Guardian”: «Capace e pragmatica». Smentita la profezia di Saviano…

19 Set 2024 10:10 - di Lucio Meo

Un “politico pragmatico e capace”, che in due anni “ha sorpreso molte persone”. E’ il ritratto che il Guardian fa di Giorgia Meloni, in un lungo articolo nel quale ricostruisce la carriera della presidente del Consiglio. Partendo dal G7 in Puglia, dove la premier ha incontrato i leader più potenti del mondo, il giornale britannico sottolinea la “sicurezza di sé di una stella politica emergente che, dopo l’ottimo risultato alle elezioni europee solo pochi giorni prima, era il leader politico più in voga in Europa”.

La promozione di Giorgia Meloni da parte del tabloid britannico “The Guardian”

Il Guardian, fino al 1959 The Manchester Guardian, è un quotidiano britannico indipendente, fondato nel 1821 a Manchester. Dal 1960 la sua sede è a Londra. Viene stampato in entrambe le città, ed esce sei giorni a settimana dal lunedì al sabato, mentre la domenica esce in sua vece, per lo stesso gruppo editoriale, l’Observer. Con oltre 4 milioni di visite al sito web e una diffusione mondiale, risulta essere una delle testate più lette, apprezzate e consultate al mondo. Nel suo approfondimento, il tabloid sostiene che “Meloni ha lavorato duramente per raggiungere la rispettabilità che è sfuggita ad altri partiti di destra come il Rassemblement National di Marine Le Pen, è stata ricevuta alla Casa Bianca da Joe Biden ed è stata accettata dai partiti centristi all’interno dell’Ue. Ciò è ancora più sorprendente date le origini apertamente neofasciste della sua carriera”. Ricordando quanto scritto sullo stesso quotidiano da Roberto Saviano poco prima dell’arrivo a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni definita “un pericolo per l’Italia e il resto d’Europa” il Guardian osserva come la leader di FdI “in due anni, ha sorpreso molte persone per il suo pragmatismo politico e la sua scaltrezza”.

L’analisi della sua permanenza a Palazzo Chigi

“A capo di un partito tradizionalmente ostile all’Unione Europea, Meloni ha invece lavorato a stretto contatto con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e ha fatto le necessarie concessioni per ottenere finanziamenti Ue per la sua agenda interna. È emersa come una delle sostenitrici più affidabili dell’Ucraina, cosa sorprendente dati i sentimenti tradizionalmente pro-Putin nella destra europea, e ha convinto il suo ‘connazionale ideologico’, l’ungherese Viktor Orbán, ad approvare finalmente gli aiuti militari dell’Ue all’Ucraina. È riuscita a spostare l’Ue verso la sua posizione sull’immigrazione, espandendo notevolmente un programma per pagare i paesi nordafricani per fermare il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo. Con la sua credibilità guadagnata a fatica, Meloni è riuscita a uscire dalla cella neofascista in cui i suoi critici hanno cercato di confinarla”.

Sul fronte interno, si chiede il Guardian, “la vera Giorgia Meloni è una fascista nascosta o una democratica conservatrice?” La risposta, aggiunge, “forse non ha importanza” perché “Meloni è, prima di tutto, una politica abile e disciplinata che è salita al potere conquistando un territorio di centro-destra. Lei e il suo partito hanno aumentato la loro quota di voti dal 2% al 26% in pochi anni, e non è stato facendo appello all’estrema destra o promettendo un’avventura autoritaria. Ha evitato di allearsi con Alternativa per la Germania e il Rassemblement National. Ha lasciato che la Lega di Matteo Salvini la superasse a destra, usando un linguaggio xenofobo e razzista molto più crudo di Fratelli d’Italia, e ha rubato gli elettori più moderati della Lega”.

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