
“Si può vivere fino a 120 anni”: il Nobel per la Medicina Mello spiega agli scienziati italiani il suo “elisir di lunga vita”
Il clou dei festeggiamenti è stato però il pomeriggio del 20 in un Teatro Verdi gremito, con Craig Mello ospite d’onore, con un evento celebrativo presentato da Manuela Arrighi, inframmezzato da momenti di spettacolo e di intrattenimento con diversi artisti (per la regia di Emilio Maio), che ha ripercorso anche con l’ausilio di filmati la storia del trapianto di fegato a Pisa (con un tributo a due maestri di chirurgia che ne sono stati protagonisti, da cui una targa consegnata ai familiari di Franco Mosca e di Franco Filipponi e premio anche ad Adriano Peris, ex direttore Ott).
Craig Mello a Pisa: l’intervento al Teatro Verdi
E che la scuola pisana di chirurgia dei trapianti – che risale al 1972 con il primo trapianto d’organo (un rene) – sia stata pioniera in Toscana, da cui poi la genesi dei centri trapianti a Firenze e Siena, l’ha dichiarato – citando i nomi di tanti maestri di chirurgia – anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, al Verdi con una nutrita rappresentanza del consiglio regionale (il presidente Antonio Mazzeo, i consiglieri Enrico Sostegni, presidente della terza commissione e Diego Petrucci, insieme all’ex consigliere attualmente deputato Giovanni Donzelli). Giani ha rilevato come il sistema sanitario toscano abbia sempre investito sulla cultura della donazione e sui trapianti, che sono certamente fra i fattori che concorrono all’allungamento dell’aspettativa di vita (l’anno scorso la Toscana al terzo posto in Italia con 83,3 anni). Presto, con il completamento del Nuovo Santa Chiara – ha detto il governatore – tema toccato anche dalla direttrice generale Silvia Briani e dal sindaco di Pisa Michele Conti nei loro interventi, sottolineando la vocazione dell’Aoup per l’alta specialità – Pisa diventerà la città sede dell’ospedale più grande del centro Italia, in un’ottica di universalismo delle cure che va salvaguardato nel rispetto del dettato costituzionale. A tutto questo aggiungendo, come ha fatto il sottosegretario Marcello Gemmato, che il sistema sanitario italiano è fra i primi 4 al mondo per efficienza (Fonte Bloomberg 2018, dopo Hong Kong, Singapore e Spagna).
Dichiarazioni e sequenze proiettate sul maxischermo, come la maratona reale che scatta ogni qualvolta si rende disponibile un organo, coinvolgendo più di 80 persone in una battaglia contro il tempo. Aerei che decollano e atterrano, èquipe che prelevano, auto che sfrecciano a tutta velocità in direzione dell’ospedale, prove crociate di compatibilità, sacche di sangue che arrivano, èquipe che trapiantano, familiari che aspettano… è così che si moltiplica la vita.
Ed è quello che è stato raccontato anche nel libro (realizzato con il contributo dell’associazione Vite Onlus) ”Il dono della vita in una scelta – Sette storie di rinascita”, a cura dei giornalisti Francesco Ingardia e Gabriele Masiero, con un capitolo dedicato a Federico Finozzi, giovane trapiantato di fegato per anni presidente dell’associazione, un uomo che è stato un faro di speranza e un promotore instancabile della cultura del dono, il cui insegnamento permane tuttora in tutti quelli che ne hanno raccolto l’eredità dopo la sua prematura scomparsa. E poi altre testimonianze toccanti di trapiantati che ce l’hanno fatta. Infine tutti i protagonisti di questa squadra sul palco, con la presidente di Vite Onlus Gloria Chiarini per premiare e ringraziare, per quelle tremila volte in cui la storia si è ripetuta, restituendo la vita ad altrettanti pazienti in attesa dell’organo