L’Sos della Crusca: i giovani non leggono Dante e Leopardi, il lessico della tradizione è un tabù

12 Nov 2024 16:34 - di Alessandra Parisi

I giovani non leggono e non conoscono i grandi padri della letteratura. Parola dell’Accademia della Crusca. Non dite parole come “lumi” per occhi o “mesto” per triste: rischiate di non essere compresi. “l lessico della tradizione poetica italiana – dice all’Adnkronos Paolo D’Achille, presidente della Crusca – si è conservato praticamente immutato da Dante e Petrarca fino a Leopardi, qualcosa D’Annunzio, l’ultimo grande autore legato a questa tradizione è Umberto Saba. Oggi però questo lessico effettivamente è più o meno uscito dallo stesso linguaggio poetico. E quindi anche dalla competenza passiva dei giovani. Dovrebbero impararlo a scuola, leggendo le poesie dei secoli passati, ma questa lettura è sempre meno frequente”.

L’Accademia della Crusca: i giovani non leggono più Dante

Non mancano testimonianze in questa direzione. D’Achille cita il caso di una studentessa delle medie che, leggendo il verso ‘siede con le vicine sulla soglia a filar la vecchierella’, aveva interpretato ‘filar’ come l’atto di guardare, ignorando il significato tradizionale. Il problema, spiega D’Achille, è che tutto lo studio, traduzioni comprese, è fatto sul presente e la letteratura del passato è trascurata. I grandi poeti italiani, prosegue D’Achille, oltre a mantenere la lingua della tradizione sono anche stati onomaturghi, cioè inventori di parole. “Dante ne ha inventate tantissime. D’Annunzio? A lui si devono tantissimi vocaboli, scudetto, velivolo, Rinascente. Ha pure inventato nomi propri – aggiunge il presidente della Crusca  – Ornella non esisteva prima che inventasse D’Annunzio il nome di questo personaggio per la figlia di Iorio”.

Il lessico della tradizione italiana non viene studiato nelle aule

Allora la poesia era un modello per la lingua, in seguito la letteratura lo ha perso. “Se ne accorgeva già bene Pasolini dicendo che sarebbe arrivato l’italiano funzionale, con più contenuti che non aspetti poetici”. I giovani, continua D’Achille, certamente fanno ancora poesia ma non la fanno più rispettando quei modelli della tradizione poetica italiana. “Oggi si guarda ad autori contemporanei. Magari anche in traduzione e quindi con uno sdoganamento di brutte parole: una poesia di carattere diverso rispetto a quella tradizionale, però a volte anche con risultati riusciti”, chiosa D’Achille. Qual è il poeta che potrebbe avvicinare di più i giovani alla poesia? “Voglio essere controcorrente – risponde D’Achille – a mio parere se fosse letto e spiegato bene, in Dante c’è tutto. Ci sono tutte le tematiche dell’uomo, certo quello medievale, ma come tutti i classici si superano anche i tempi. Si parla anche della sofferenza, della speranza, delle ambizioni, della potenza, diciamo pure delle possibilità dell’uomo di oggi”.

Ignorano i neologismi di D’Annunzio e degli autori classici

D’Achille rassicura comunque che un tempo si usavano in generale molto meno parole italiane “perché si parlava in dialetto”. C’è una parte di lessico comune a tutta Italia che è in espansione. “Le parole in diminuzione sono quelle legate a oggetti che non si usano più: mangianastri, giradischi”. C’è stato poi un cambio, aggiunge il presidente dell’Accademia della Crusca, legato alla tecnologia che ha lasciato molte tracce. “Prima nelle stazioni quali erano i nomi dei treni? Avevamo il rapido, che era quello più veloce, il direttissimo, il diretto, l’accelerato. Ecco tutti questi nomi non ci sono più. Abbiamo soltanto il frecciarossa, l’alta velocità, l’intercity: insomma sono cambiate anche molte terminologie”. I neologismi si manifestano soprattutto in ambiti come l’economia, lo sport, i nuovi sport emergenti, lo spettacolo, la musica, in particolare le nuove tendenze giovanili, il costume e la moda. Un settore particolarmente influenzato è anche quello della tecnologia e dell’elettronica, che genera continuamente nuovi termini. I settori che resistono? “Le parole della vita quotidiana – afferma- a meno che l’oggetto non finisca nel dimenticatoio”.

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