
Rivoluzione del merito
Al via la valutazione dei presidi. Valditara: «Valorizziamo l’efficienza al servizio di studenti e famiglie»
La misura era attesa da 25 anni. I dirigenti scolastici: «Traguardo fondamentale, troppo a lungo ostacolato da logiche di potere sindacale senza alcun reale beneficio per la scuola»
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha emanato il decreto che dà attuazione alla legge sul Sistema nazionale di valutazione dei risultati dei dirigenti scolastici. «Si tratta di un momento storico per il comparto scuola», ha commentato Valditara, sottolineando che «il nuovo sistema di valutazione consentirà di verificare e accompagnare il raggiungimento dei risultati, al servizio degli studenti e delle famiglie, anche nella prospettiva di una crescita professionale dei dirigenti scolastici, che svolgono una funzione fondamentale per un sistema scolastico sempre più efficiente».
Al via il nuovo sistema di valutazione dei dirigenti scolastici
Con il nuovo sistema, che entrerà in funzione già da quest’anno, la valutazione dei dirigenti scolastici terrà conto della specificità delle funzioni e degli strumenti e dei dati a disposizione del sistema informativo del ministero e del Sistema nazionale di valutazione dei risultati dei dirigenti scolastici. Il procedimento sarà articolato in una fase di assegnazione degli obiettivi, anche di rilevanza regionale, e in una di valutazione, a cura dei direttori degli Uffici Scolastici Regionali, garantendo anche un eventuale momento di contraddittorio con gli interessati e il ruolo di un organismo di garanzia. Agli esiti della valutazione sarà collegata la retribuzione di risultato.
Frassinetti: «Accento su merito ed efficienza, i dirigenti sono figure chiave del sistema educativo»
La novità arriva dopo 25 anni di assenza normativa, «segnalata più volte a livello istituzionale e dovuta anche – ha ricordato Valditara – ad una forte ostilità culturale». Per il sottosegretario all’Istruzione, Paola Frassinetti, «con il nuovo impianto valutativo si colma un vuoto normativo e si prosegue nel percorso di sviluppo della scuola italiana, ponendo l’accento su merito ed efficienza, principi che riguardano anche i dirigenti scolastici, figure chiave del sistema educativo. Questo provvedimento ne sancisce finalmente l’ingresso nella dirigenza pubblica».
I presidi: «Una svolta epocale per la categoria»
Per DirigentiScuola, il sindacato dei dirigenti scolastici, si tratta di «una svolta epocale per la categoria e per l’intero sistema scolastico italiano». «Questo provvedimento rappresenta un traguardo fondamentale per DirigentiScuola, che da sempre si batte per il pieno riconoscimento della dirigenza scolastica, al pari di quella degli altri settori pubblici», si legge ancora nella nota del sindacato dei presidi.
L’accusa ai sindacati della scuola: «Sono stati loro a ostacolare la misura per 25 anni»
«Le polemiche sollevate nel corso degli anni vengono rispedite al mittente: sono stati i sindacati di comparto, infatti, a ostacolare per un quarto di secolo il riconoscimento della dirigenza scolastica, mantenendola in un limbo che ha compromesso l’efficienza gestionale del sistema scolastico, favorendo esclusivamente logiche di potere sindacale senza alcun reale beneficio per la scuola», ha proseguito il sindacato dei presidi, per il quale «ora, con l’introduzione della valutazione, non esistono più alibi per rimandare la perequazione retributiva: il divario di circa 23mila euro tra i dirigenti scolastici e quelli del Ministero dell’Istruzione e del Merito di pari fascia, nonostante questi ultimi abbiano minori responsabilità, deve essere colmato».
Una misura che «apre la strada alla valutazione di tutto il personale scolastico»
«Inoltre, questo decreto apre la strada alla valutazione anche del personale dipendente, inclusi docenti e personale Ata, una prospettiva che inquieta chi teme, in modo strumentale, un presunto attacco all’autonomia e alla democrazia scolastica», prosegue la nota, che ribadisce che DirigentiScuola «accoglie con soddisfazione questo risultato, consapevole della sua piena legittimità normativa e delle implicazioni sistemiche che comporterà per il futuro della scuola italiana».