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Arroganza, ipocrisia, amichettismo: la settimana (perfetta) del “prodriarcato”

E' la sinistra, bellezza

Arroganza, ipocrisia, amichettismo: la settimana (perfetta) del “prodriarcato”

Incapaci di rassegnarsi ad aver perso il potere, sono diventati rabbiosi e più intolleranti che mai. Non si spiega altrimenti il gesto di Romano Prodi nei confronti della giornalista Lavinia Orefici. E non solo

Il corsivo - di Dalila Di Dio - 30 Marzo 2025 alle 07:00

Quelli di sinistra sono persone semplici: si ammantano di un’aura da intellettuali e ostentano superiorità morale ma basta poco per far venire fuori la loro vera natura prepotente, snob e ipocrita, molto ipocrita. Tra tirate di capelli, oggetti contundenti da lanciare alla Premier, strali di ogni tipo e imbarazzanti difese d’ufficio, negli ultimi giorni il PD e la sua “area” hanno mostrato il meglio di sé. È bastato menzionare uno dei loro feticci, il manifesto di Ventotene, per scatenare le più scomposte reazioni dentro e fuori dal Parlamento, tra urla, pianti, insulti e violenza verbale (e non solo, almeno nelle intenzioni di Fausto Bertinotti).

Intendiamoci: a costoro di Ventotene, come di altre questioni che spacciano per fondamentali, non frega alcunché. Ciò che li fa accalorare è il timore di perdere il potere di imporre la loro narrazione, di sancire cosa sia accettabile e cosa no, di tracciare la linea che separa i buoni dai cattivi, arrogandosi il diritto di decretare la morte civile per chi non si allinea ai loro dettami. Non importa che si tratti di uno scritto rimasto tale (per fortuna, data la natura illiberale del suo dispositivo) che hanno fatto assurgere a testo sacro o di una sentenza che cristallizza una verità comoda per loro, anche se distante da quella storica, o di una strampalata teoria su cosa sia una donna: se sono loro a sancirne la bontà nessuno deve osare discutere.

Adeguati e più “non dimandare”

Così, nei decenni, hanno costruito un Pantheon di intoccabili, una tavola delle leggi indiscutibili, un’enciclopedia delle verità assolute, coniando frasi come “se non ti dichiari antifascista sei contro la Costituzione”, “se ce lo chiede l’Europa non possiamo non obbedire” o, per l’appunto, “quello di Ventotene è il manifesto di tutti gli europei”. Tutti dogmi utili solo a demonizzare il nemico e ad affermare che sono loro a comandare. Purtroppo per loro, però, ad attenderli c’era un brutto risveglio, giunto così inaspettato da trovarli completamente sguarniti di una qualsivoglia reazione razionale, composta, civile: incapaci di rassegnarsi ad aver perso il potere, sono diventati rabbiosi e più intolleranti che mai.

Il gesto del “prodriarca”

Non si spiega altrimenti il gesto di Romano Prodi nei confronti della giornalista Lavinia Orefici: davanti a una domanda sgradita, che probabilmente prima d’ora nessuno avrebbe mai osato porgli, il Professore (prego, inchinarsi mentre si pronuncia l’appellativo) perde le staffe e compie un gesto che tradisce nervosismo e disprezzo per l’interlocutore. “Come osa? Al mio cospetto sono ammessi solo salamelecchi e tributi di adorazione!” sembra essere il sottotesto. Così, colui che ci ha svenduti per 1.936,27 lire per un euro, prima nega di aver tirato i capelli alla Orefici, poi tenta di spacciare il suo per un gesto d’affetto, infine ammette a mezza bocca e chiede scusa.

Frattanto, le truppe corazzate intervengono in suo soccorso perché nessuno può osare porre una domanda sgradita a cotanto uomo: “La lezione di Romano Prodi ai poveri sicari del giornalismo di regime” tuona Massimo Giannini il temerario, uno che combatte a mani nude contro le malefatte dei potenti sin dal primo vagito. “ Non si capiva l’immagine, ieri sera invece ho visto e secondo me Prodi ha sbagliato” bisbiglia Laura Boldrini, la femminista per eccellenza, quella che “bisogna sempre credere alle donne e dubitare è inaccettabile” ma se una donna dice qualcosa contro Prodi non basta, bisogna vedere. “Il gesto sarà stato anche inopportuno ma onestamente non si può chiedere di avere la pazienza di Giobbe proprio a lui, non esageriamo” chiosa Debora Serracchiani. Eh beh, proprio a lui, al Professore (prego, genuflettersi) non si può mica chiedere di rispondere a una domanda senza tirare i capelli a colei che la pone.

Dove arriveremo con tutte ste pretese, signora mia?

È proprio Debora Serracchiani a offrirci, in definitiva, la chiave di lettura dell’intera faccenda. In quel “proprio a lui” è racchiusa l’idea di potere per la sinistra: se sei dei loro godi di un salvacondotto in virtù del quale tutto ti è consentito e ti è perdonato, perché non importa che tu abbia ragione o torto, ci sarà sempre una legione di coraggiosissimi custodi della verità pronta a venire in tuo soccorso e il malcapitato di turno verrà spazzato via, fatto passare per un mitomane bugiardo, un servo di regime.

Ora che il vento è cambiato e le crisi isteriche da perdita del potere sono all’ordine del giorno, sarebbe il caso che la sinistra cominciasse un percorso di autocoscienza e autoaiuto: consigliamo delle sedute di gruppo, magari in barca, sorseggiando tisanine bio e pasteggiando a tartine di caviale, per tentare di rassegnarsi al fatto che no, non sono più loro a decidere per tutti.
Dopo la rabbia, in ogni lutto arriva l’accettazione.
Coraggio, potete farcela.

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di Dalila Di Dio - 30 Marzo 2025