
Il valore dell'uniforme
Dal Quirinale un elogio alla difesa nazionale: Mattarella benedice le Forze Armate e “delude” la sinistra
"Il mondo è in rapida evoluzione e dobbiamo essere pronti ad affrontare le nuove sfide", ha detto il presidente della Repubblica. Schlein & Co. in preda al dilemma
C’è un Sergio Mattarella in alta uniforme morale che torna a evocare il dovere della difesa della patria, la prontezza militare e la deterrenza. E non per spronare chissà quale stratega da salotto, ma per ribadire — in piedi, al Quirinale, dinanzi a una rappresentanza dell’Aeronautica militare — che «la missione affidata alle Forze Armate è quella di difendere gli ordinamenti democratici del Paese e il rispetto del diritto internazionale». Parole che, lette da sinistra, suonano come un brusco risveglio al realismo, che irrompe senza bussare e che oggi diventano per il Pd un vero e proprio grattacapo istituzionale.
Mattarella: “Le decisioni militari non sono più rinviabili”
Già, perché il presidente della Repubblica — quello stesso Mattarella che per anni la sinistra ha invocato come ultimo argine alla barbarie destrorsa — oggi parla di sicurezza nazionale, richiama al dovere dell’Alleanza atlantica, e soprattutto scandisce che «le decisioni da assumere in sede di Unione europea non sono più rinviabili». Parole rivolte all’azione e non di certo all’immobilismo d’opposizione.
Forze Armate come pilastri della Repubblica
Mattarella non si limita a tributare onori cerimoniali: esalta l’Aeronautica come «pilastro per libertà, pace e stabilità». Altro che narrazioni woke: qui si parla di «donne e uomini di alto valore» che «con coraggio, dedizione, spirito di servizio» garantiscono la sicurezza del Paese. Una visione che stride con le caricature care ai salotti radical chic, dove l’uniforme è sospetto, il tricolore una stoffa vintage, e la Nazione un concetto da rimuovere con la propaganda globalista.
Invece il Capo dello Stato riconosce la «tradizione di eccellenza e sacrificio» di chi vola e veglia, sottolineando che l’Aeronautica «continuerà ad essere una colonna portante della difesa nazionale, un attore strategico nelle missioni internazionali e un esempio di professionalità e avanguardia tecnologica». Parole che non lasciano spazio all’ambiguità: la difesa non è un ornamento cerimoniale, ma ossatura stessa della sovranità. Non è un residuo del passato, ma una bussola per il futuro.
Difendere la pace
È un Mattarella lucido e determinato, che tratteggia un contesto «contrassegnato da profonde trasformazioni geopolitiche» e segnato dal «ritorno del conflitto convenzionale in Europa». Altro che illusioni arcobaleno: il Presidente cita «nuove minacce ibride», «guerra cibernetica», «uso strategico dello spazio», tutte realtà che non si contrastano con gli hashtag o dai carri del Pride.. e il riferimento è tutto a Elly Schlein.
E mentre la sinistra si trastulla nel distinguo permanente, il Colle ammonisce: «le grandi trasformazioni in corso, lo sviluppo di velivoli di sesta generazione, l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle operazioni militari, crescenti minacce che derivano dall’uso spregiudicato del dominio spaziale: tutti elementi che rappresentano sfide che non possono essere eluse». Tradotto: svegliatevi, perché il mondo non aspetta.
Il realismo vola alto. E la sinistra si trincea
Così la sinistra dovrà farsene una ragione. E magari ricordare tutte le volte che ha trasformato le Forze dell’Ordine in bersagli mobili di retoriche “forcaiol-pacifiste”. Già, perché gli stessi che oggi si indignano per un fermo o un manganello, dimenticano che la Repubblica, la Costituzione e la pace stessa non si difendono con gli slogan. Ma si sa, per certi ambienti, l’unica divisa tollerata è quella delle Ong. Tutto il resto, soprattutto se porta lo stemma della Repubblica, è solo un fastidio da derubricare.