
Nuove prospettive
Il Piano di Ursula? Intenzione lodevole, ma per parlare di armi l’Europa deve farsi politica
L'Ue ha bisogno di un profondo rinnovamento, ma per ottenerlo non bastano né Von der Leyen che si scopre Brunilde né tanto meno Macron che si sente Napoleone
Eterna, la mitologia, anche quella nibelungica. Brunilde era una regina guerriera, e aveva giurato di sposare solo chi l’avesse vinta in duello. La batte Sigfrido, ma per conto di Gunther, re dei Burgundi, di cui aveva preso l’aspetto; e intanto sposa la di lui sorella Crimilde. Questa è di animo mite e dolce; Brunilde, la feroce, invece cova la vendetta, e fa uccidere Sigfrido, colpito nell’unico punto vulnerabile. Fanno la gioia dei cultori di lingue e miti indoeuropei, questi evidenti paralleli con i miti greci di Atalanta o di Achille.
Ma torniamo a Crimilde, la quale muta improvvisamente l’indole, e accetta di sposare, tenetevi forte, Attila, se per dono di nozze le assicurerà il massacro di tutti gli eroi germanici. Per Attila, massacrare è un passatempo consueto, e l’eccidio avviene durante il banchetto degli sponsali. Da allora c’è una certa scarsezza di eroi; se ne salva uno solo, Teodorico, che sarà re dei Goti in Italia. Com’è piccolo il mondo, anche nei miti nordici!
Una specie di sindrome di Crimilde sta pervadendo l’Europa di Ursula von der Leyen? Ella, prima dei recentissimi accadimenti, era così remissiva che quando Erdogan la lasciò in piedi senza sedia, e nemmeno il suo vice ebbe la cavalleria di cederle il posto, se ne andò a cercare uno di ripiego in un divano nell’angolo: più mite e pacifica di così! Lasciatemi dire che qualsiasi contadina povera e analfabeta, e pronipote di analfabeti, avrebbe immediatamente girato le diciamo terga, inveendo in uno dei più pittoreschi dialetti d’Italia: vi lasciò immaginare.
Oggi invece Ursula vuole riarmare l’Europa, con un oceano di soldi. Lodevole intenzione, giacché, insegna il Machiavelli, «i profeti disarmati ruinorno», e l’Europa (dis)Unita non conta niente proprio perché è disarmata: come mostrano i casi di Terra Santa e del Don, da dove l’Ue è stata per tre anni assente. E ora? Divaghiamo un poco.
Per la guerra (oggi si chiama in modo più variegato), servono guerrieri; meglio se militari, cioè persone selezionate, addestrate e disciplinate. Potenzialmente sono guerrieri tutti gli esseri umani, come hanno dimostrato la Prima e la Seconda guerra mondiale; ma sono due pessimi esempi di “inutili stragi” di massa, ed eredità giacobina da rifiutare. L’Europa non ha armi? Ma no, già ne ha; e non ci vorrebbe niente a produrne, se non bastano. Le armi però non sparano da sole, e nemmeno lo vogliono loro; sono strumenti, e perciò dipendono da una volontà umana: in termini politici, da un governo.
Ma l’Ue, che iniziò nel 1957, non è ancora niente che abbia veste giuridica e politica: non è un’entità statale, non è una federazione, non è una confederazione; e non è nemmanco un’alleanza; è, al massimo, un intreccio di accordi, e non tanto concordi. Esempio, persino l’euro non è la moneta dell’Ue, giacché nell’Ue stessa diversi Stati non lo usano; e anche perché il potere d’acquisto non è affatto omogeneo. Del resto non è omogenea la situazione economica, e sono evidenti i divari non solo tra Stati ma anche tra aree dei singoli Stati. Sono calabrese, e non mi fate portare tristi esempi!
Se dunque l’Ue non è unita per quel poco per cui nacque, dico l’economia e la finanza, tanto meno lo è politicamente; e non basterà Crimilde, improvvisamente divenuta Brunilde, a cambiare le cose, con cifre impressionanti di soldi. E nemmeno, tanto meno, pur in vena di Bonaparte, Macron con le sue poche testate nucleari vecchie dei tempi di de Gaulle. Prima di parlare di armi e armati, bisogna dunque ripensare l’Europa e farne qualcosa che somigli a uno Stato. Le entità statali non s’inventano a tavolino, o fanno a fine indolore della Cecoslovacchia o tragica della Iugoslavia; gli Stati sono la forma politica di una Nazione; e finora, dal 1957, non c’è stato un passo avanti nella via di un mito dell’Europa, una cultura dell’Europa, un’idea di Nazione Europa.
Un bel problema recuperare sette decenni di mero piattume burocratico ed economicistico, anzi monetaristico, e di genialate come i tappi di plastica e le fiscelle di ricotte; e farne una dimensione spirituale e morale, quindi politica. Che ciò non ci sia, è palese; ma non vuol dire non ci possa essere. Dalle mie parti si dice “storta per diritta”, per una situazione difficile da cui si è capaci, o anche solo capita di uscire. Oggi la storta appare a qualcuno il fatto che la Nato viene messa in discussione, e non solo da nostalgici sessantottini, ma dal suo principalissimo e finora quasi unico attore, gli stessi Usa. Diritta, se l’Europa, rimasta soletta, sarà costretta a ripensarsi intrinsecamente. L’Europa, o piuttosto una sua nuova cultura, e una nuova classe dirigente. Vedremo: con o senza punto interrogativo?