
L'ex presidente francese
Patto diabolico con Gheddafi: chiesti sette anni per Sarkozy. Cade la maschera dell’uomo “divorato dalla sua ambizione”
"Un patto faustiano con uno dei dittatori più infrequentabili dell’epoca" - "Un sistema costruito per non lasciare tracce, che ha incrinato la fiducia nelle istituzioni"
Sette anni di carcere, 375 mila euro di multa e cinque anni di ineleggibilità. È quanto hanno chiesto gli inquirenti francesi per Nicolas Sarkozy: un prezzo salato, ma che l’accusa definisce equo per una presidenza che, secondo loro, si sarebbe piegata all’oro sporco di Tripoli. L’ex inquilino dell’Eliseo, già col braccialetto elettronico per la precedente condanna per corruzione, ha ascoltato le requisitorie. E in aula, sotto i riflettori di una Francia che scruta se stessa, calano le maschere: non l’uomo di Stato, ma il demiurgo di un patto indicibile. «Dietro l’immagine della figura cui milioni di cittadini hanno accordato fiducia, si delinea la sagoma di un uomo divorato dall’ambizione personale, pronto a sacrificare sull’altare del potere quei valori essenziali», il ritratto tracciato dal viceprocuratore Quentin Dandoy.
Per Sarkozy è un complotto: “Falsità e violenza”
«Presunta vicenda di finanziamento libico». Così l’ha ribattezzata, in un comunicato pubblicato su X, l’ex presidente. «Falsità e violenza delle accuse», «eccesso della pena», «debolezza delle imputazioni». Per Sarkozy è tutto un complotto, un teorema sostenuto da quella che definisce “una giustizia politicizzata” e contro la quale si dice pronto a «lottare con le unghie e con i denti». Ma l’accusa non lascia varchi: parla di «un patto di corruzione inconcepibile, inaudito, indecente».
Il patto con il Rais
Quello che per l’homme de France è dunque un’ossessione giudiziaria, per i procuratori è un mosaico coerente. La miccia si accende nel 2005, nei pressi della capitale libica. Claude Guéant, allora braccio destro dell’ex presidente, incontra Abdallah Senoussi – terrorista, cognato di Gheddafi, mente dell’attentato al Dc-10 Uta che causò ben 170 morti nell’89’ – insieme al faccendiere Ziad Takieddine. Per il Pnf, è l’inizio del patto corruttivo.
Il 6 ottobre Sarkozy vola in Libia. «Viene accolto come un capo di Stato». Lui e il colonnello Gheddafi suggellano l’accordo senza bisogno di parlare: i dettagli erano già stati negoziati dai loro sottoposti. Il 21 dicembre, Brice Hortefeux consegna a Senoussi il Rib di un conto intestato a Takieddine. «Non era così ingenuo da inviare denaro a un soggetto sospetto come Takieddine, se non fosse stato certo della destinazione finale», taglia corto il procuratore Dandoy.
I complici del patto
Sei milioni di euro. Questo l’ammontare dei fondi che, secondo il Parquet national financier (Pnf), avrebbero foraggiato la campagna 2007. Una parte transita per il conto di Thierry Gaubert (440.000 euro). Da lì, il denaro diventa contante.
Tre anni per Brice Hortefeux, ex ministro delegato agli Enti locali e fedelissimo di Sarkozy; sei per Guéant, anche lui ex segretario generale dell’Eliseo ed ex ministro dell’Interno – con rischio di sequestro dell’appartamento parigino. «Si è arricchito personalmente», dicono i magistrati. I quadri fiamminghi venduti a prezzo gonfiato sono solo un contorno.
Ziad Takieddine, uomo d’affari franco-libanese, e Alexandre Djouhri, imprenditore franco-algerino, entrambi definiti «agenti della corruzione», rischiano rispettivamente sei e cinque anni, con sanzioni milionarie. Per Bechir Saleh, ex direttore del fondo sovrano libico Libyan African Portfolio, si chiedono sei anni e quattro milioni.
Sarkozy e il “patto faustiano” con Gheddafi
«Un patto faustiano, stretto con uno dei dittatori più infrequentabili dell’epoca». Così Sébastien de La Touanne descrive l’accordo occulto. La corruzione, dice, si è insinuata fino al cuore dello Stato. «Si sono incrinate le fondamenta della fiducia dei cittadini».
«Si è costruito un sistema per non lasciare tracce», insiste il Pnf. Ma ogni anello della catena, ogni discrepanza, ogni dettaglio punta verso un solo «mandante: Sarkozy. La stretta di mano con Gheddafi diventa simbolo di quel patto taciuto.
Sarkozy e il tribunale della Storia
«Chi è vittima dell’ingiustizia è meno da compatire di chi la commette… Davanti al tribunale della Storia, il posto riservato a quest’ultimo non è certo il più invidiabile. Lo lascio ai miei accusatori». Sarkozy indossa la maglietta dell’orgoglio, ma il procuratore Dandoy lo incalza: dov’era «la rettitudine, la probità, l’onestà di cui avrebbe dovuto essere l’incarnazione, vista la grandezza della funzione cui aspirava e che ha ricoperto»?
Marine Le Pen, il processo lunedì
Ma il sipario sulla giustizia francese non cala con Sarkozy. Lunedì andrà in scena l’ultimo atto del processo a Marine Le Pen. Sarà il giorno della verità per la destra d’Oltralpe, che vede profilarsi all’orizzonte lo spettro dell’incandidabilità della sua leader alle presidenziali del 2027. Una manovra giudiziaria che rischia di alterare gli equilibri democratici, proprio mentre la presidente del Rassemblement National domina i sondaggi. Il verdetto sarà politico. Forse storico.