
L'Ue deve giocare le sue carte
Anche l’ex ministro Tria loda Meloni: “Sui dazi ha ragione. Si muove da vero leader”
L’ex titolare del Mef stronca i controdazi, elogia i movimenti della presidente del Consiglio in politica estera e invita a giocare d'anticipo
L’equilibrio del mondo traballa, ma Giovanni Tria resta lucido. Da ex ministro dell’Economia osserva il “terremoto daziario” scatenato da Washington, analizza la risposta europea – e ne misura le crepe – ma soprattutto riconosce, senza esitazioni, che «la calma della premier è da leader». In un’Europa che va in ordine sparso, il professore sceglie di puntare su Giorgia Meloni: «Mi rassicura».
Tria: “Ai dazi non aggiungerei altri dazi”
Trump impugna il lavagnone e annuncia nuove tariffe. L’Unione europea pensa a una rappresaglia, ma Tria, intervistato dal Foglio, invita tutti a non fare mosse azzardate, se non addirittura sbagliate. «Ai dazi non aggiungerei altri dazi. Di sicuro non mi darei martellate in testa. Stare al gioco americano è un errore». E aggiunge: «In tutte le guerre, comprese quelle commerciali, vince chi ha perso meno. È vero che la Gran Bretagna ha vinto la Seconda guerra mondiale, ma ha perso l’impero».
Trump non bluffa. Ma l’Italia ha un’0ccasione
Il professore smonta poi le illusioni coltivate negli ultimi tempi: «Si pensava che Trump bluffasse e invece non si fermerà. Lo hanno sottovalutato, trattato come uno che la spara grossa. Ma ha un programma chiaro. Vuole che gli europei paghino il suo debito. I dazi per lui sono tasse da riscuotere». Un lettura chiara, dunque, che ha a che fare con il ruolo egemonico del dollaro, con il debito pubblico americano e con l’«esorbitante privilegio» che Giscard d’Estaing attribuì alla moneta statunitense. «Trump pensa che questo onere, che non è un onere, gli debba essere pagato».
Eppure in questo contesto caotico, Tria non grida alla catastrofe. Anzi, intravede uno spiraglio. «Può essere l’occasione, con le dovute cautele, per abbassare le nostre barriere commerciali. Trattiamo con i Paesi del Mercosur e con la Cina prima che a farlo sia l’America».
“Bruciamo gli Usa sul tempo”
«Aprirsi alla Cina è ancora un tabù», incalza il vecchio ministro. «Nessuno al governo ha il coraggio di dirlo, ma la Cina è la prima economia al mondo. Se non apriamo noi, lo farà Trump. I suoi dazi hanno lo scopo di trattare per primo con i cinesi. A questo punto, facciamolo per primi, bruciamoli sul tempo». Una dichiarazione che suona come un invito all’intero continente: «Possiamo rilanciare il multipolarismo, vendere i nostri prodotti in India, in Cina, nel Mercosur. Naturalmente chiedendo reciprocità».
Alla reazione annunciata da Ursula von der Leyen, Tria non risparmia critiche: «Mi sembra solo una reazione muscolare, un modo per far vedere che siamo forti». La verità? «Non lo siamo ma questo non significa che non possiamo reagire».
Tria: “Meloni ha ragione: i dazi non sono la catastrofe”
E qui torna il giudizio sulla premier: «Ha ragione Meloni quando dice che i dazi non sono la catastrofe che si racconta. Ha ragione nel mantenere la calma. Si sta mostrando leader in un’Europa che non ha leader». E puntualizza ancora: «Mi atterrei a quanto dice la presidente del Consiglio. Poi è chiaro che non serve fare la guerra all’America».
Draghi, il leader mancato. E il Patto che va superato
C’è anche spazio per un rimpianto. Alla domanda se vorrebbe Mario Draghi in Europa come commissario alla Competitività, il professore ammette: «Sarebbe stupendo affidargli un ruolo. Lo dovrebbe fare l’Italia, ma soprattutto l’Europa. La voce di Draghi rimane inascoltata. Abbiamo bisogno di leader ma non ci stanno». Eppure, rimarca: «Meloni si sta ritagliando un ruolo».
Questa scossa economica per mano Usa potrebbe persino aprire una breccia nel Patto di stabilità, spiega Tria. «Se sapessimo cosa mettere al suo posto, sì. L’Europa non ha un ministro delle Finanze, ha solo politiche finanziarie».
L’intervistatore, Carmelo Caruso, infine gli propone di diventare il novello Marco Polo, ma il former minister risponde ironicamente: «Viaggiatore, ma senza poteri»