
Tsunami su Parigi
Chi ha paura di Marine Le Pen? “Volenterosi”, nostalgici dello status quo e vecchi elefanti
La bomba nucleare lanciata dai giudici sulla leader del Rassemblement national conferma il timore dei progressisti vecchi e nuovi per l'ascesa definitiva della destra che ha sedotto la Francia
Chi ha paura di Marine Le Pen? In tanti, dentro e fuori dai confini nazionali, sono pronti a tutto per impedire l’ascesa definitiva della leader del Rassemblement national, che, dopo aver sedotto la Francia profonda, con oltre 10 milioni di voti, ha le carte in regole e i numeri per conquistare l’Eliseo. E imprimere una sterzata storica alla politica d’Oltralpe, che manderebbe in pensione i difensori della status quo e i vecchi elefanti che inseguono goffamente una Grandeur morta e sepolta. Non più la destra radicale, nostalgica e identitaria del Front national delle origini, di cui prese il comando nel lontano 2011. Ma un partito di massa che, in linea con il modello Meloni, potrebbe candidarsi a guidare una possibile coalizione di centrodestra. Non un’ipotesi di scuola se guardiamo all’avvicinamento di una parte dei repubblicani, i gollisti al seguito di Eric Ciotti, che hanno ottenuto un risultato lusinghiero alle urne.
Nostalgici, progressisti e volenterosi a sbarrare il passo a Marine Le Pen
Sono sempre gli stessi, i progressisti francesi ed europei, che gridano alla minaccia lepenista che metterebbe a repentaglio la tenuta democratica, a temere come la peste l’onda blu. E che ora brindano alla sentenza choc, un unicum nella storia, una ‘bomba nucleare’ (come l’ha definita Marine Le Pen) che impedisce alla leader del primo francese di candidarsi per i prossimi 5 anni. Una gambizzazione per via giudiziaria dalle conseguenze inaudite. Secondo un cattivo costume delle sinistre, la spallata contro il nemico, quando le urne sono ostili, arriva grazie alla mannaia giudiziaria. I primi a patire la vittoria storica (con il 33% dei consensi, oltre 10 milioni di voti e 123 parlamentari all’Assemblea) della destra, per nulla ‘estrema’ con buona pace di avversari e stampa, che ha mandato nel panico la gauche e il presidente Macron, sono proprio i fedelissimi di monsieur le président, i sedicenti volenterosi che fanno la faccia feroce agli Usa e a Mosca. Roba che non piace a Marine Le Pen, che sogna di realizzare un’Europa dei popoli che prenda il posto delle consorterie finanziarie di Bruxelles.
La spallata giudiziaria per mettere fuori gioco l’onda blu
Ci hanno provato in tutti modi. Guardando al passato più recente, prima con la grande ammucchiata elettorale modello Frankenstein (con dentro tutti dalla sinistra radicale e antisemita di Mélenchon ad Ensemble di Macron) per sbarrare la strada alla destra. Poi al ballottaggio con l’operazione in stile campo largo, l’Union sacrée, per fermare “il mostro che avanza”. Tutto, a costo di varare un governicchio di large intese con una maggioranza risicatissima e politicamente inesistente, pur di tenere fuori dai giochi Marine. Ma se la diga dei sedicenti democratici, il cordone sanitario (“perché la storia ci guarda e ci giudica”) in barba al responso popolare, non può bastare in vista delle presidenziali, arriva la sentenze del tribunale di Parigi.
Un successo che viene da lontano e che ha sedotto la Francia profonda
Ma il successo di Marine Le Pen, certificato dagli ultimi sondaggi che la attestano tra il 34 e il 37% per il primo turno delle elezioni presidenziali del 2027, non è un incidente della storia. È il culmine di un percorso battuto per anni, attraverso un graduale affrancamento, fino alla rupture, dalle posizioni radicali del Front national fondato dal padre Jean-Marie. È il raccolto di una semina che viene da lontano. Cambio di nome, di parole d’ordine, di postura per riscattare l’azione e l’immagine radicale del partito. Nel corso di questi anni Marine Le Pen, che con una mossa azzeccata ha lasciato la guida del partito al giovane enfant prodige John Bardella, ha saputo parlare al cuore del Paese, linguaggio diretto e proposte concrete. È riuscita ad ‘arruolare’ la Francia rurale ma anche parte dell’elettorato storicamente appannaggio della sinistra al caviale. La leader del Rassemblement national parla di salari, di potere d’acquisto, di controllo dell’immigrazione selvaggia, di Europa dei popoli. E di Francia a francesi.
Alle spalle tre candidature all’Eliseo
Alle spalle tre candidature per la corsa all’Eliseo. La prima nel 2012, quando conquistò il 18 per cento sfidando Sarkozy e Hollande, la seconda nel 2017 quando al primo turno superò il 21%, preceduta da Macron con il 24%. L’ultima, nel 2022, contro il presidente uscente, staccato di poco al primo turno. Al ballottaggio le andò male, Macron riuscì nel bis grazie alla chiamata alle urne in nome del cordone sanitario per il “bene della Francia”. Oggi Marine ha tutte le chance per farcela. Aveva, se la sentenza di ieri non fosse piombata come uno tsunami sulla Francia. Tutto rema in suo favore, un partito al massimo della sua forza elettorale e parlamentare, lei la massimo dei sondaggi, un presidente uscente in debito d’ossigeno e non ricandidabile, una sinistra e un centro spompati senza figure carismatiche e credibili da contrapporre all’onda blu.