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Dazi, Bankitalia “taglia” le stime sul Pil ma non vede “catastrofi” grazie a redditi e boom dell’occupazione

Le previsioni

Dazi, Bankitalia “taglia” le stime sul Pil ma non vede “catastrofi” grazie a redditi e boom dell’occupazione

Economia - di Marta Lima - 4 Aprile 2025 alle 19:14

Il futuro è grigio, ma all’orizzonte non ci sono “catastrofi”, grazie ai buoni fondamentali dell’economia italiana. Bankitalia taglia le stime sul Pil “soprattutto” per effetto “dell’inasprimento delle politiche commerciali“, ovvero l’ondata di dazi introdotti dagli Usa: il +0,8% previsto a dicembre scorso per il 2025 cala a +0,6%, mentre per il 2026 la stima di +1,1% scende a 0,8% e nel 2027 da +0,9% a +0,7%. Bankitalia sottolinea che il metodo dà stime su dati destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative; senza questa correzione il Pil crescerebbe dello 0,5% nel 2025, dello 0,9% nel 2026 e 0,7% nel 2027. Le stime, si precisa, includono “una prima e parziale valutazione” dei dazi, ma non considerano eventuali ritorsioni né l’evoluzione dei mercati internazionali.

La crescita del Pil, spiegano da via Nazionale, risente degli effetti dell’inasprimento delle politiche commerciali, ma è sostenuta dall’espansione dei consumi favorita dalla ripresa del reddito disponibile reale. Gli investimenti beneficiano delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ma sono penalizzati dall’incertezza connessa con le tensioni commerciali e dai perduranti effetti del venir meno degli incentivi all’edilizia residenziale. Le vendite all’estero sono frenate in misura significativa dagli effetti dell’annunciato incremento dei dazi da parte degli Stati Uniti.

Dazi, le previsioni di Bankitalia

Le proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2025-27 elaborate dagli esperti della Banca d’Italia, precisano da via Nazionale, “sono soggette a un’elevata incertezza, connessa soprattutto con l’evoluzione del contesto internazionale. Esportazioni e investimenti potrebbero risentire in misura maggiore di quanto previsto dell’inasprimento delle politiche commerciali e dei suoi riflessi sulla fiducia delle imprese. Effetti negativi particolarmente marcati potrebbero derivare da un ulteriore aumento dell’incertezza sulle politiche commerciali, da eventuali misure ritorsive e da tensioni prolungate sui mercati finanziari”.

“Per contro – viene comunque spiegato – effetti positivi potrebbero manifestarsi a seguito di un orientamento più espansivo della politica di bilancio a livello europeo, anche in connessione con gli annunci di incremento delle spese per la difesa. L’inflazione potrebbe subire, specie nel breve termine, pressioni al rialzo derivanti da un aumento ritorsivo dei dazi da parte della Ue. D’altro canto, il forte deterioramento della domanda determinato da un impatto più marcato dell’irrigidimento delle politiche commerciali eserciterebbe effetti di segno opposto, che tenderebbero a prevalere verso la fine del triennio di previsione”, si legge ancora nel testo delle proiezioni.

Impatto dazi su export

Nel triennio 2025-2027 le esportazioni dall’Italia risentirebbero in misura significativa degli effetti dell’incremento dei dazi da parte degli Stati Uniti, rimanendo pressoché stagnanti nell’anno in corso e tornando a crescere gradualmente nel prossimo biennio, seppure in misura inferiore a quella della domanda potenziale di beni e servizi italiani. Le importazioni aumenterebbero moderatamente nel 2025 e in misura più marcata nel 2026-27, coerentemente con la ripresa delle esportazioni e degli investimenti produttivi. Il saldo di conto corrente, indicano poi da via Nazionale, resterebbe stabile in rapporto al Pil nel triennio di previsione, su livelli intorno all’1%. In Italia, l’inflazione al consumo, si legge nelle proiezioni, si manterrà su valori intorno all’1,5% sia nel 2025 sia nel 2026, per salire al 2,0% nel 2027. L’inflazione di fondo diminuirebbe, portandosi su valori intorno all’1,5% per cento per tutto il triennio.

Dai redditi e consumi

Le buone notizie arrivano dai redditi e dai consumi, Nel triennio 2025-2027 i consumi delle famiglie aumenterebbero a tassi superiori a quelli del Pil, beneficiando del recupero del potere d’acquisto, si legge nelle proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2025-27 elaborate dagli esperti della Banca d’Italia. Gli investimenti si espanderebbero in misura contenuta. La spesa in costruzioni, sebbene frenata dalla rimozione degli incentivi all’edilizia residenziale, beneficerebbe della finalizzazione dei progetti finanziati con i fondi del Pnrr. L’investimento in beni strumentali risentirebbe dell’incertezza generata dal maggiore protezionismo, i cui effetti sarebbero tuttavia più che compensati quest’anno dallo stimolo derivante dagli incentivi connessi con i programmi Transizione 4.0 e 5.0. La progressiva trasmissione alle condizioni di finanziamento della riduzione dei tassi di interesse eserciterebbe un impatto positivo soprattutto nel prossimo biennio.

Occupazione, i dati sono buoni

Quanto al lavoro, dopo la forte espansione registrata negli ultimi anni, l’occupazione continuerebbe a crescere nel triennio 2025-2027, a tassi poco inferiori a quelli del Pil (0,5% in media). Il tasso di disoccupazione, pari al 6,6% nella media del 2024, scenderebbe a circa il 6% quest’anno e si manterrebbe su tale valore in media nel prossimo biennio.

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di Marta Lima - 4 Aprile 2025