
Controffensiva a sangue freddo
Dazi, dal governo calma e gesso: nessuna frattura ma in caso risposte adeguate. Urso: non facciamoci male da soli
Dopo la mannaia sferrata da Trump, Meloni e governo compatti: le imposte sono una "misura sbagliata", ma da affrontare con "schiena dritta e apertura al dialogo"
Al Tg delle 20 Giorgia Meloni chiarisce, ancora una volta, la posizione del governo sulla vexata quaestio dazi generalizzati su tutte le economie del pianeta che Trump ha annunciato. E con le evidenti ripercussioni che imprese e sindacati dei lavoratori in Italia temono per produzione e lavoro. E la domanda che il Tg1 pone alla premier è: «Si sente in qualche modo di rassicurarli?». La risposta della premier è netta e chiara: «Penso che la scelta degli Stati Uniti sia una scelta sbagliata. Penso che sia una scelta che non favorisce nell’economia europea né quella americana. Ma penso anche che non dobbiamo alimentare, diciamo l’allarmismo, che sto sentendo in queste ore. Il mercato degli Stati Uniti è un mercato importante per le esportazioni italiane, vale alla fine il 10% del complessivo delle nostre esportazioni. E noi non smetteremo di esportare negli Stati Uniti. Significa che ovviamente abbiamo un altro problema che dobbiamo risolvere, ma non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando».
Dazi, Meloni al Tg1 ribadisce: «Una misura sbagliata»
Sul punto, l’intervistatore Rai allora rileva: «Le opposizioni parlano di “esecutivo impreparato sul tema”. Ci sono vari scenari sul campo per possibili risposte. Voi come vi muoverete?». Una domanda che rimanda esplicitamente alla narrazione propagandistica della sinistra sul tema, che ha levato i soliti scudi demagogici, su cui la Meloni ha replicato con calma, gesso, e la schiettezza che notoriamente contraddistingue la sua comunicazione: «Guardi, le opposizioni fanno il loro lavoro, però da loro attualmente non mi è arrivata neanche una proposta. Detto questo, che cosa sta facendo il governo? Noi stiamo facendo e dobbiamo continuare a fare uno studio sull’impatto reale».
E ancora. «Ci confronteremo la settimana prossima con i rappresentanti delle categorie produttive per comparare anche le stime che hanno loro, e per cercare le soluzioni migliori. Dopodiché bisogna ovviamente condividere le nostre proposte con i partner europei». E «qui sì – aggiunge Meloni – ci sono scelte che possono essere diverse. Ad esempio, io non sono convinta che la scelta migliore sia quella di rispondere a dazi con altri dazi, perché l’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia rispetto a quello che accade fuori dai nostri confini». E ancora. «Bisogna aprire una discussione franca nel merito con gli americani con l’obiettivo, dal mio punto di vista, di arrivare a rimuovere i dazi, non a moltiplicarli», afferma la presidente del Consiglio intervistata dal Tg1.
«Revisione del Patto stabilità? A questo punto è necessaria»
Quindi, Meloni conclude: «Il ruolo dell’Italia è portare gli interessi italiani, particolarmente in Europa, perché mentre noi trattiamo con gli americani, rimangono molte cose che possiamo fare per rimuovere i dazi che l’Unione europea si è autoimposta. Cito, ad esempio, le regole ideologiche non condivisibili sul settore dell’automotive del green deal. Cito l’energia, che è un fattore di competitività sul quale dobbiamo avere molto più coraggio. E cito la semplificazione, perché siamo soffocati dalle regole. Infine, cito il Patto di stabilità: forse una revisione del Patto di stabilità a questo punto sarebbe necessaria».
«Queste – ha concluso la presidente del Consiglio – sono le proposte che l’Italia porterà in Europa: è possibile che non siano perfettamente sovrapponibili con i partner, ma abbiamo il dovere di farlo».
Dazi, la task force di governo compatta: una «misura sbagliata», ma da affrontare con «schiena dritta e apertura al dialogo». La recente imposizione di dazi del 20% sulle esportazioni europee da parte del presidente statunitense Donald Trump ha suscitato reazioni contrastanti tra i leader europei. Mentre alcuni hanno risposto con toni accesi e dito puntato solo per spirito propagandistico da polemica interna (e da dibattito provinciale al limite del circense), la premier italiana Giorgia Meloni ha risposto adottando un approccio più equilibrato e pragmatico. Sottolineando, per esempio, che «una guerra commerciale non conviene a nessuno, neanche agli Stati Uniti». Ed evidenziando l’importanza di affrontare la questione attraverso il dialogo costruttivo e un proficuo confronto diplomatico.
Dazi, Meloni e governo compatti: una “misura sbagliata” ma da affrontare con “sangue freddo”
Nel frattempo, la linea del governo è univoca e determinata, per quanto improntata su una parola d’ordine evocata anche dal presidente Mattarella: serenità. Con il ministro Tajani che in giornata ha avuto un nuovo incontro a Bruxelles con il commissario al Commercio Maroš Šefčovič per fare il punto della situazione. E con il quale ha concordato sulla necessità di «mantenere nella sfida sui dazi la schiena dritta e di seguire un approccio basato sul dialogo». Una linea messa nera su bianco nel «Piano d’Azione per l’export italiano per rafforzare la presenza delle imprese italiane in tutti i mercati in crescita. Una «lunga lista, una trentina di punti», che elenca diversi prodotti e settori del Made in Italy, come «i motocicli, la gioielleria, le pietre preziose».
Urso e Tajani schiena dritta e apertura al dialogo
E sul punto è intervenuto oggi anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Il quale, nel corso del question time al Senato ha a sua volta rilevato che «la prima regola da seguire è di non farci altro male da soli, innescando una escalation di ritorsioni che scatenerebbero una devastante guerra commerciale». Ribadendo la necessità di «reagire, sì. Ma in modo intelligente. Mantenendo la calma». Una condotta rilanciata anche dal presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. Che intervistato dai telegiornali non ha mancato di sottolineare: «Fratelli d’Italia ritiene sbagliato l’aumento dei dazi e sostiene l’azione del presidente Meloni per scongiurare una guerra commerciale, sempre in difesa degli interessi degli italiani. Come dimostra l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie certificato dall’Istat proprio oggi».
Dazi, Meloni: lavorare comunque in accordo con gli Usa
E allora, riavvolgiamo il nastro. E torniamo a quanto rilevato dalla premier che sulla vexata quaestio dei dazi ha parlato di una misura «sbagliata», rispetto alla quale bisogna ancora lavorare per cercare di «scongiurare una guerra commerciale». Dopo il discorso con cui Donald Trump ha annunciato formalmente l’introduzione dei dazi a livello globale, e fissati al 20% per l’Ue, Giorgia Meloni ha ribadito la linea del governo italiano sui propri social. «L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti. Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali».
«In ogni caso, come sempre agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei», ha concluso il premier, che, secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, ha annullato tutti gli impegni previsti oggi in agenda, in modo da poter concentrare la propria attività sulle azioni da intraprendere in seguito all’introduzione dei dazi.
Dazi, Meloni annulla gli impegni agenda: al lavoro su azioni da intraprendere dopo la mossa Usa
Un atteggiamento, quello di premier e governo tutto, che riflette la volontà di proteggere gli interessi nazionali italiani senza compromettere le relazioni transatlantiche. E asse portante di una strategia di cui la premier ha chiarito direttrici e obiettivi: ossia, che l’Italia, in quanto nazione esportatrice, punti a fare di tutto per difendere le proprie aziende e i suoi lavoratori, cercando soluzioni che evitino escalation dannose per entrambe le parti. Una posizione, quella del presidente del Consiglio, che dimostra e conferma una volta di più, una leadership responsabile e consapevole delle complessità del contesto internazionale, mirando a salvaguardare l’economia italiana e a mantenere stabili i rapporti con gli alleati storici.
Dazi, Meloni ribadisce: «Scongiurare una guerra commerciale, non gioverebbe a nessuno»
Un dialogo in corso, quello sul crinale tra Washington e Bruxelles e che interseca il confronto con l’Italia, in nome del quale il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annullato gli impegni previsti oggi in agenda, in modo da poter concentrare la propria attività sulle azioni da intraprendere in seguito all’introduzione di nuovi dazi da parte del governo degli Stati Uniti. E in merito al quale, in linea con l’emergenzialità del momento, la premier già nelle scorse ore ha ribadito: «Resto convinta che si debba lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l’Europa. Il che non esclude, se necessario, di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni».
No a controffensive bellicose, ma risposte adeguate “se necessario”
Dunque, in rapida ed estrema sintesi, l’obiettivo è «scongiurare una guerra commerciale, che non avvantaggerebbe nessuno: né l’Europa, né gli Stati Uniti». Allo stesso tempo, però, non si escludono «risposte adeguate» per difendere i prodotti del Belpaese, qualora ciò dovesse rendersi necessario. Si articola su queste due direttrici la strategia di Giorgia Meloni per fronteggiare i nuovi dazi americani sulle merci europee. «È evidente che l’introduzione di nuovi dazi potrebbe avere risvolti pesanti per i produttori italiani», ammette la presidente del Consiglio. Secondo la quale le tariffe ipotizzate da Trump sarebbero oltretutto «un’ingiustizia per molti americani» perché limiterebbero «la possibilità di acquistare e consumare le nostre eccellenze solo a chi ha la possibilità economica di spendere di più».
Il piano di risposta italiano alla mannaia di Trump
Insomma, il piano di risposta italiano alla “mannaia” di The Donald resta improntato alla massima prudenza, come va ripetendo da settimane il capo del governo. E allora: calma e gesso e niente falli di reazione, il mantra di Meloni, preoccupata dall’eventuale escalation che potrebbe scaturire dalla controffensiva sui dazi. Come evidenziato oggi dalla stessa premier, se necessario un intervento ci sarà. Ma – rimarcano fonti governative – la risposta sarà elaborata all’interno di una “cornice europea”, senza fughe in avanti o trattative “one to one” con gli americani. Del resto, viene spiegato, i dazi di Trump sono “europei” e non riguardano i singoli Paesi.
Dazi, Mattarella: parola d’ordine “serenità”
Non a caso nel governo si rimanda alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sui dazi ha auspicato da parte europea «una risposta compatta, serena e determinata». «Parole sagge», quelle del Capo dello Stato, secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in sintonia con la premier sulla necessità di elaborare insieme ai partner Ue una iniziativa per fronteggiare la minaccia dei dazi. «Se il dialogo non porta risultati – ha sottolineato a più riprese il titolare della Farnesina – è ovvio che in tempi brevi ci sarà una risposta, che «non può che essere europea».
Il punto di Antonio Tajani in linea con le direttrici della premier
La competenza sulla politica commerciale, infatti, è materia esclusiva della Commissione Ue. «Non decidiamo noi di imporre i dazi, ma l’Unione europea dopo aver sentito i Paesi», ha sottolineato anche oggi il segretario di Forza Italia, che in giornata ha avuto un nuovo incontro a Bruxelles con il commissario al Commercio Maroš Šefčovič per fare il punto della situazione.
«Nella sfida sui dazi schiena dritta e un approccio basato sul dialogo»
Punto su cui arriva puntuale il resoconto del ministro degli Esteri in trasferta europea. Il quale, proprio in queste ore, ha fatto sapere: «A Bruxelles ho incontrato il commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic. Abbiamo concordato sulla necessità di mantenere nella sfida sui dazi la schiena dritta e di seguire un approccio basato sul dialogo». Lo ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri, che, a margine della ministeriale Nato a Bruxelles, al Commissario ha consegnato «il Piano d’Azione per l’export italiano per rafforzare la presenza delle imprese italiane in tutti i mercati in crescita. Si tratta di una «lunga lista, una trentina di punti», che elenca diversi prodotti e settori del Made in Italy, come «i motocicli, la gioielleria, le pietre preziose».
Governo al lavoro per «rafforzare gli interessi delle aziende italiane in tutto il mondo»
Ribadendo: «Siamo al lavoro per rafforzare gli interessi delle aziende italiane in tutto il mondo». E rilanciando: «È essenziale continuare a lavorare per creare nuovi sbocchi per l’export e per evitare guerre commerciali che non convengono a nessuno». Nel frattempo, proseguono le interlocuzioni tra la premier Meloni e la numero uno della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ad ogni modo, una controffensiva ai dazi Usa resta «l’ultima ratio», ha puntualizzato Tajani.
Da Italia e Ue nessuna intenzione di aprire una “guerra commerciale” con gli Usa
Rilanciando infine: «L’Italia, e l’Unione Europea, non hanno alcuna intenzione di aprire una “guerra commerciale” con gli Stati Uniti d’America. Abbiamo una visione e sappiamo cosa si deve fare. E la prima cosa da fare – osserva il ministro e vicepremier – è quella di non farsi prendere mai dal panico. Perché non c’è bisogno di mettersi paura, bisogna occuparsi e non preoccuparsi. È come se stai nuotando e si alza il mare: l’unica cosa che devi fare è nuotare con calma e tornare a riva. Senza farti prendere dalla paura. Noi non ci siamo assolutamente fatti prendere dalla paura».
Dazi, Urso: «Reagire con intelligenza, non facciamoci male da soli»
E sul punto è intervenuto oggi anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Il quale, nel corso del question time al Senato ha a sua volta rilevato: «Rispondere a dazi sui beni con altri dazi sui beni aggrava le condizioni dell’economia europea». Ricordando contestualmente che secondo le previsioni della Bce l’impatto della politica tariffaria americana sulla crescita europea è stimato dello 0,3 punti percentuali. «Le nostre contromisure lo aggraverebbero allo 0,5» – ha precisato il ministro –. Ricordando dunque che «la prima regola da seguire è di non farci altro male da soli, innescando una escalation di ritorsioni che scatenerebbero una devastante guerra commerciale. Occorre reagire, sì. Ma in modo intelligente. Mantenendo la calma», ha affermato Urso.
Dazi, da Meloni a Urso: «Contro-dazi aggraverebbero l’economia Ue»
Pertanto, ha proseguito il titolare del dicastero delle Imprese e del Made in Italy, «nei prossimi giorni incontreremo le associazioni di impresa per valutare insieme a loro le possibili contromisure» ai dazi imposti da Donald Trump. Rimarcando: «Sin d’ora chiediamo all’Europa di agire subito e senza infingimenti per restituire competitività alle imprese. Tutelare il mercato interno. Salvaguardare il lavoro europeo».
Tra le richieste che il governo intende avanzare a Bruxelles, allora, in primis ci sarà «l’immediata sospensione di quelle regole del Green Deal che ha portato al collasso del settore auto, peraltro il più colpito dai dazi americani». E ancora: «Chiediamo uno shock di deregulation che liberi le imprese europee da lacci e lacciuoli e la preferenza del Made in Europe in ogni appalto pubblico».
Malan (FdI): «Il governo Meloni a lavoro sempre, in difesa degli interessi italiani»
Infine, sulla questione in cima all’agenda di governo, il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, intervistato dai telegiornali non ha mancato di sottolineare: «Fratelli d’Italia ritiene sbagliato l’aumento dei dazi e sostiene l’azione del presidente Meloni per scongiurare una guerra commerciale, sempre in difesa degli interessi degli italiani. Come dimostra l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie certificato dall’Istat proprio oggi». E si procede su questa direttiva.