
Il voto all'Europarlamento
Difesa Ue, il Pd si schianta ancora e decide di non decidere. Ma straparla di maggioranza divisa. Come sono andate le cose
Nessuna spaccatura nel centrodestra: posizioni diverse ma portate avanti in blocco da ciascun partito e, soprattutto, coerenti con i gruppi parlamentari ai quali le tre forze fanno capo. Il voto coerente con altri del passatoProcaccini spiega l'astensione di FdI: quella relazione conteneva toni troppo aggressivi contro l’amministrazione Trump in un momento in cui è necessario collaborare
Il voto di mercoledì alla relazione sulla politica estera e sicurezza comune approvata dal Parlamento europeo, ha dato fiato alle trombe della sinistra e giornali anti-govertnativi che segnalano “la spaccatura” del centrodestra. Giubilanti in coro dichiarano che le forze della maggioranza di governo si sono divise in tre: sì di FI, no della Lega e astensione del FdI. Un po’ di filologia politica e di memoria a breve termine andrebbero coltivate.
Anzitutto, si vedrebbe che si tratta di posizioni diverse ma portate avanti in blocco da ciascun partito e, soprattutto, coerenti con i gruppi parlamentari ai quali le tre forze fanno capo all’Europarlamento. Per questo sono commoventi i “trasalimenti” delle opposizioni e di alcuni opinionisti che hanno veicolato il voto come una fatto nuovo, tale da marcare il segnale politico di una fantomatica “rottura”. Ebbene, mercoledì al Parlemento europeo non è successo nulla di nuovo nel centrodestra italiano. Chiaro? Rileggere i fatti politici per valutare come i tre partiti della coalizione hanno ribadito il voto anticipato tre settimane fa sul ReArm di Ursula. Ancora un’altra prova? Il voto di mercoledì ricalca quello identico dato alla fine dell’estate scorsa sulla maggioranza Von der Leyen, con gli azzurri favorevoli al rinnovo della presidente di Commissione, i leghisti contrari e FdI che si è astenuta.
Perché FdI si è astenuto
«Il problema ce l’ha il Pd, non noi». Nicola Procaccini, copresidente del gruppo dei Conservatori europei, spiega la dinamica della votazione in un’intervista al Corriere della Sera: in Europa “siamo in tre famiglie politiche diverse, come è sempre stato da quando è nato il centrodestra. Non siamo un partito unico, abbiamo sensibilità differenti. Ma in Italia abbiamo votato una risoluzione unitaria, a differenza dell’opposizione che ne ha presentate cinque”. Questa la vera anomalia che va segnalata. Spiegando l’astensione di FdI Procaccini ha spiegato: “Noi ci siamo astenuti perché riteniamo che quella relazione abbia toni troppo aggressivi contro l’amministrazione Trump. Non vogliamo creare un solco tra l’America e l’Europa, vogliamo che collaborino e ci impegniamo per questo. E ci auguriamo che il tentativo di Trump di mediare tra Ucraina e Russia funzioni, apprezziamo comunque lo sforzo. Qui sembra ci sia chi vuole incendiare tutto”. Il voto, pertanto, è stato coerentemente in linea con la “serenità” con cui il governo italiano intende trattare e negoziare con l’altra sponda dell’atlantico la politica sui dazi: cercare un accordo, evitare guerre commerciali.
Il gioco di prestigio del Pd smascherato
E così mentre ieri il capodelegazione del Pd Nicola Zingaretti segnalava come «sulla politica estera e di difesa comune i tre partiti di governo» abbiano «tre posizioni diverse», Procaccini poteva raccontare come le cose stessero nel modo opposto. Il Pd ha mantenuto la suta totale ambiguità. No all’emendamento a favore del riarmo e sì nel voto finale sulla “Relazione annuale sulla politica di sicurezza e difesa”. Un compromesso che ha evitato nuove spaccature, dopo quella lacerante di alcune settimane fa. Insomma, sì ma anche no. Un trucchetto nelle votazioni che ha consentito alla maggioranza dem di riaffermare la contrarietà al piano Von der Leyen. Le due relazioni su politica estera e su difesa sono infatti state approvate da tutti gli europarlamentari Pd, tranne gli indipendenti Cecilia Strada e Marco Tarquinio da sempre su posizioni pacifiste. Ma che soddisfa anche l’area riformista con il sì -in linea stavolta con la famiglia socialista europea- nel voto finale sulla Relazione. E dopo questo guazzabuglio di posizioni qualcuno ancora parla della spaccatura enlla maggioranza?…
Tanto che a smascherare il Pd ci pensa proprio Picierno. “Noto anche oggi una certa tendenza a confondere le acque del dibattito pubblico. Pazienza e chiarezza: nel testo finale votato dalla delegazione del Pd e da tutto il gruppo dei socialisti e democratici c’è ReArm Europe, ed è motivo di grande soddisfazione per la responsabilità dimostrata da parte di tutti”, scrive sui social la vicepresidente del Parlamento europeo.