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Libro Costanza Cavalli su Trump

Presentazione alla Camera

“Il ciuffo di Trump”: il libro di Costanza Cavalli racconta l’uomo che le élite non sanno capire

Alla sala stampa di Montecitorio oltre all'autrice Francesco Filini, Mario Sechi e Francesco Semprini. "Trump non è la malattia, è il sintomo. La storia si è rimessa in moto e l'Occidente non se ne è accorto"

Cultura - di Alice Carrazza - 2 Aprile 2025 alle 18:31

Alla Sala Stampa della Camera dei deputati si è tenuta la presentazione del libro “Il ciuffo di Trump. Morte e rinascita dell’incubo delle élite”, scritto da Costanza Cavalli, giornalista di Libero. Un titolo provocatorio, un’analisi graffiante, un invito a uscire dalla comfort zone dell’ideologia per leggere il fenomeno Trump con occhi nuovi. Presenti all’incontro: Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile del programma, Mario Sechi, direttore di Libero, e Francesco Semprini, corrispondente del quotidiano La Stampa dagli Stati Uniti.

Filini: “Trump non è un mostro, ma un segnale”

Il primo a intervenire è Filini, che attacca la semplificazione con cui spesso viene trattata la figura di Trump: “Oggi Trump viene dipinto come il nuovo Putin, una minaccia apocalittica. Ma queste narrazioni arrivano sempre dallo stesso mondo politico di sinistra, quello che ieri idolatrava l’America di Obama e oggi la disprezza perché ha cambiato pelle”. Il deputato sottolinea il successo elettorale del tycoon: “Avrebbe dovuto scomparire nel 2020. Invece ha stravinto”. Merita dunque, come spiega Filini, una riflessione seria, non caricaturale.

Cavalli: “Capire Trump per capire l’Occidente”

Costanza Cavalli entra nel merito del suo lavoro: “È un instant book, nato subito dopo le elezioni e uscito a dicembre, disponibile ora nelle librerie. Ho cercato di capire come abbia fatto Trump a tornare in campo nonostante il silenzio forzato imposto da media, giudici e social. Non basta dire che è matto. Bisogna comprendere il suo legame con territori come la Rust Belt, un tempo culla dell’elettorato democratico. Trump ha vinto lì perché ha intercettato bisogni reali”.

Sechi: “La storia è cambiata. E l’Occidente non lo vede”

Mario Sechi, direttore di Libero, traccia un quadro ampio e spiazzante: “Trump non è la malattia. È il sintomo. La storia si è rimessa in moto. Siamo in una fase di deglobalizzazione, in cui l’ordine mondiale nato dopo il 1945 è finito. La Nato non ha più una missione, il G7 è superato, i Brics sono il nuovo baricentro. Eppure l’Occidente continua a girarsi dall’altra parte”.

Poi il paragone con Reagan: “Nel 1984 vinse con 525 delegati. E l’Unità titolava sull’inquietudine del mondo. Ma fu l’uomo della pace. Anche Trump, a modo suo, è un personaggio storico: incarna il cambiamento, non lo provoca”.

Semprini: “Trump parla al popolo, non alle élite”

Francesco Semprini, inviato a New York, porta la voce dell’America profonda: “Il voto del 5 novembre non è stato tra repubblicani e democratici, ma tra popolo ed élite. Trump ha dato voce a chi si sentiva abbandonato. Ha colto il malessere della classe media, la crisi della sicurezza, l’insofferenza verso l’immigrazione incontrollata. La guerra in Ucraina? Da molti americani è stato percepito come uno spreco di risorse. Trump promesse di chiuderla in 48 ore. Forse ha esagerato, ma comunque ha dato un orizzonte”.

Trump pronto all’annuncio dei dazi e l’Europa all’isteria collettiva

Nel finale, Cavalli guarda al futuro: “Trump è solo il primo atto. Il prossimo è Vance, che sarà in Italia tra il 18 e il 20 aprile e incarna, insieme a Meloni, la nuova generazione politica”. Ciò che emerge quindi è che l’Occidente, insieme ai suoi leader futuri, deve riformarsi se vuole sopravvivere. Ammettere gli errori, comprendere le proprie fragilità, e tornare a credere nei suoi principi fondativi: libertà, democrazia, responsabilità.

E Sechi chiude la presentazione con un lampo di sarcasmo e realismo geopolitico: “Noi europei – dice – ci prepariamo alla solita crisi isterica. Trump alle 22:00 annuncerà i dazi, e le nostre élite si strapperanno le vesti. Ma la verità è che lui gioca con lucidità la partita del secolo. Chi controlla l’energia, le rotte marittime e le tecnologie strategiche detta le regole del nuovo ordine mondiale. E mentre noi discutiamo di politicamente corretto e genere neutro, Trump stringe accordi, protegge l’industria, e prepara il terreno per una nuova egemonia americana. Follia? No. È visione”.

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di Alice Carrazza - 2 Aprile 2025