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foto di giovani morti per droga, bufera sulla lezione choc di Padova

Tra realtà e mito dello sballo

Lezione choc a Padova: bufera sulle macabre foto dei cadaveri di giovani uccisi dalla droga mostrate agli studenti

Fanno discutere gli scatti dei corpi senza vita di ragazzi uccisi dall'uso di stupefacenti e sottoposti agli studenti dell’Istituto "Don Bosco" di Padova. Un relatore dell'incontro: “Un pugno allo stomaco, ma necessario”. Ecco perché

Cronaca - di Prisca Righetti - 5 Aprile 2025 alle 15:34

Ecco il vero volto degli stupefacenti: fa discutere la lezione choc in un istituto di Padova, dove sono state mostrate in una quarta e quinta superiore le foto dei cadaveri di giovani uccisi dalla droga… Sagome stilizzate, ma eloquenti. L’obiettivo era catturare l’attenzione? Ampiamente raggiunto: e con tanto di mal di pancia e bufera polemica a ruota. E allora: «Sapete cos’hanno in comune questi quattro giovani rappresentati in foto? La droga e me»…

Inizia così la lezione choc del professor Giovanni Cecchetto, direttore dell’Unità di Medicina legale e scienze forensi di Pavia, tenuta al cospetto degli studenti di terza, quarta e quinta superiore dell’Istituto Don Bosco di Padova, una scuola paritaria salesiana dove era in programma l’incontro dal titolo “Le dipendenze: danni fisici e psicologici”, promosso dal Dipartimento di Scienze cardio-toraco-vascolari e Sanità pubblica dell’Università di Padova e dal Dipartimento di Sanità pubblica, Medicina sperimentale e forense dell’Università di Pavia.

Lezione choc a Padova: mostrate le foto dei corpi di giovani morti per droga

Allora ripartiamo da lì: dal pugno nello stomaco sferrato non appena sul maxi schermo compaiono le foto di quattro cadaveri. O almeno, così molti studenti dell’Istituto Don Bosco di Padova hanno recepito la lezione sconvolgente andata in scena nei giorni scorsi, durante un incontro dedicato alla prevenzione dall’uso di sostanze stupefacenti. Sì, perché a colpire non sono stati i soliti numeri di report e statistiche che tra riscontri e confronti segnalano l’allarme e registrano i dati sul fenomeno. Ma le parole degli esperti e, soprattutto, le immagini crude, reali, di corpi senza vita di giovani vittime della droga.

Scatti presi dagli archivi delle forze dell’ordine e da fonti ospedaliere

Istantanee scioccanti, provenienti dagli archivi delle forze dell’ordine e da fonti ospedaliere, mostrate per scuotere le coscienze e togliere ogni alone di “normalità” o di “tolleranza” troppo spesso attribuito all’uso delle droghe. Eppure, la scelta dell’Istituto Don Bosco ha immediatamente suscitato reazioni contrastanti: da una parte l’approvazione di genitori e docenti che da anni chiedono azioni più incisive per contrastare la deriva della cultura dello sballo. Dall’altra, le critiche di chi parla di «traumatizzazione» degli studenti.

Foto di morti per droga mostrate agli studenti: l’iniziativa

L’idea di fondo dell’evento in calendario era quella di non limitarsi a sterili nozioni sui rischi legati all’assunzione di droghe. Ma di mostrare immagini di casi reali, comprese foto di parti del corpo e organi, al fine di spiegare effetti meno conosciuti e platealmente evidenti all’ordine del giorno: dalle ulcere su braccia e gambe, alle fasciti necrotizzanti. Fino alle erosioni gengivali e alle endocarditi.

La lezione in opposizione al mito dello sballo

Perché «non basta più parlare di “danni alla salute” in astratto — ha dichiarato uno dei relatori dell’incontro, ex tossicodipendente ora impegnato nella prevenzione —. I ragazzi hanno bisogno di vedere con i loro occhi a cosa porta una pasticca presa per gioco. La droga non è una moda: è una condanna a morte lenta o improvvisa». Il messaggio di base, insomma, è chiaro: non c’è nulla di “liberatorio” nell’uso delle sostanze. Il mito del divertimento facile, dell’evasione chimica, viene smascherato attraverso la realtà più  nuda e cruda: quella dei cadaveri giovani, spesso adolescenti, riversi in un parco. Su un marciapiede. O in un bagno di discoteca.

Le reazioni: “Un pugno allo stomaco, ma necessario”

Molti studenti, pur scossi, hanno compreso il senso dell’iniziativa. «Ci hanno fatto vedere quello che nessuno ha mai il coraggio di raccontare davvero. Non solo video patinati o storie edulcorate. Questa è la realtà e fa paura», ha raccontato uno studente di quarta superiore. E anche diverse famiglie si sono espresse a favore. «Sono madre e ringrazio la scuola per il coraggio dimostrato. Mio figlio ne è uscito sconvolto, ma ora parla con consapevolezza di ciò che prima banalizzava».Un’azione coraggiosa in un’Italia anestetizzata

Mostrare le foto dei morti per droga: una scelta controcorrente

In un Paese dove troppo spesso si tende a minimizzare, dove si parla di “uso ricreativo” e si propone persino la liberalizzazione delle droghe leggere, l’iniziativa del Don Bosco rappresenta un segnale controcorrente, coraggioso e necessario. La droga non è mai “leggera”, e chi ne fa uso non è mai davvero “libero”. Educare oggi significa anche scioccare, se serve a salvare una vita. Perché dietro ogni dose c’è una trappola. E dietro ogni trappola, troppo spesso, un funerale…

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di Prisca Righetti - 5 Aprile 2025