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l’Italia dei conservatori

La presentazione a Roma

“L’Italia dei Conservatori”, un libro di Francesco Giubilei: quando la tradizione si fa luce per illuminare il futuro

L'autore e direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale: "Il conservatorismo è uno stato dell’anima. Gli italiani sono, in fondo, un popolo conservatore"

Cultura - di Alice Carrazza - 2 Aprile 2025 alle 11:21

Nel cuore di Roma, nella solenne sala Angiolillo di Palazzo Wedekind, si è tenuta ieri la presentazione de L’Italia dei Conservatori, il nuovo libro di Francesco Giubilei. Un titolo che già dice tutto, confessa una verità. Ma l’incontro, più che una celebrazione, è stato un confronto — vivo, acceso, denso — tra voci che, pur partendo da latitudini politiche diverse, si sono ritrovate su un terreno comune: quello del pensiero, dell’identità, del coraggio di nominare ciò che troppo spesso è sembrato impronunciabile. Conservatorismo.

Antonio Giordano: “La tradizione che illumina la via per il futuro”

Ad aprire i lavori, Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Fondazione Alleanza Nazionale, che non si limita a tracciare un quadro storico. Va oltre, fino al mito. «Il conservatorismo europeo affonda le sue radici nella storia, nella cultura e nella mitologia greca. Pensate a Prometeo, che dona il fuoco agli uomini. È quel gesto a rappresentare la tradizione che orienta, che guida. Come nel mito, nella simbologia olimpica o nella visione dei conservatori inglesi, non è mai staticità, ma continuità dinamica, capace di proiettarsi nel futuro».

La dichiarazione del segretario generale di Ecr party acquista ancor più significato se letta nel contesto dell’attuale demonizzazione delle destre europee. Giordano infatti non si sottrae al confronto con l’attualità: «Guardate cosa sta succedendo in Francia e Romania: Marine Le Pen è accusata con una procedura giuridica mai applicata prima, su fatti per cui lo stesso primo ministro francese Bayrou è stato assolto. Il sistema trema». Parole che riflettono l’atmosfera pre-elettorale continentale, in cui le forze conservatrici avanzano nei sondaggi ma vengono sistematicamente ostacolate dagli apparati giudiziari e mediatici.

Giubilei: “Il conservatorismo è uno stato dell’anima”

Poi prende la parola l’autore. Francesco Giubilei chiarisce subito che il conservatorismo, prima ancora che un pensiero politico, è «uno stato dell’anima». A suo giudizio, «gli italiani sono, in fondo, un popolo conservatore», anche se il termine in sé ha sempre generato diffidenza, persino a destra. Una diffidenza dovuta, spiega, all’associazione immediata con il modello anglosassone, inglese o americano.

«In realtà, esiste un conservatorismo latino, mediterraneo, italiano. È quello della nostra tradizione classica, greco-romana». Un conservatorismo che si distingue, dunque, non solo per le sue origini, ma anche per la sua natura non ideologica. «È un modo d’essere, non una dottrina».

Bocchino: “Il conservatorismo è già rivoluzione”

«Ma chi ha paura dei conservatori?». La domanda, lanciata dalla moderatrice Maria Antonietta Spadorcia, vicedirettore del Tg2, è rivolta a Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia. La risposta è secca: «Il sistema. La sinistra. Chi ha già perso l’elettorato popolare. Perché ha abbracciato battaglie perdenti: immigrazione selvaggia, cultura woke... perfino la crociata sul terzo bagno. Noi, invece, la nostra rivoluzione l’abbiamo già fatta: Giorgia Meloni è la prima donna presidente del Consiglio, la prima donna di destra a guidare il Paese. E mentre noi dialoghiamo con tutti, loro si rinchiudono nel loro fortino ideologico».

Poi un plauso all’autore: «Francesco ha fatto un lavoro importante: questo libro mancava. Serve distinguere, studiare, capire le tante anime del conservatorismo. Non idolatrarle, ma approfondirle. Perché oggi il conservatorismo è tutto fuorché nostalgia: è futurista, è rivoluzionario. È anche ecologista. Il primo ambientalismo in Italia? Quello di Pino Rauti. Quello della sinistra, invece, è solo ambientalismo d’accatto».

Porro: “Essere reazionari”

L’incontro si accende col giornalista e conduttore televisivo, liberale, Nicola Porro, chiamato in causa dalla moderatrice: «Porro conservatore, provocatore o reazionario?». E lui, ironizza: «Sono stato invitato in maniera totalmente ingiusta. Longanesi lo diceva: in Italia c’è poco da conservare. Io aggiungo tanto conviene essere reazionari».

Poi l’affondo: «C’è differenza tra un conservatore e liberale ma abbiamo un punto d’incontro: non siamo ideologici. Parliamo, ci confrontiamo. Questo è ciò che conta». Dopotutto, il nemico è comune: «Ci troviamo a fronteggiare un mondo socialista».

Rutelli: “Etichettare è una fesseria. Serve pluralismo”

Al seguito, la voce che non ti aspetti: Francesco Rutelli. Un tempo sindaco, ministro, leader democratico. Ora, interlocutore d’alto profilo in una sala gremita di conservatori. Eppure, le sue parole sorprendono per misura e sincerità: «Mi congratulo con l’autore. Ha fatto un lavoro straordinario, da Evola a Prezzolini, da Gentile a Bottai, fino a Sciascia e Longanesi. Un’opera documentata, utile, preziosa».

«Ben venga un conservatorismo che si ponga alla guida del Paese, non solo per i propri, ma come punto di riferimento per tutti. Serve rileggere la storia, con onestà. E serve difendere il pluralismo. Evitiamo il cancrenismo ideologizzato. Etichettare le persone è una grande fesseria», prosegue. Il messaggio finale? «Rispetto per le idee altrui».

L’Italia dei Conservatori

Chiude l’incontro ancora Antonio Giordano: «Da quando Giubilei è direttore scientifico della Fondazione An, abbiamo potuto organizzare eventi in cui partecipano anche personalità della sinistra e del centro-sinistra. Questo è il nostro metodo: aprirsi, discutere, senza perdere la nostra identità. È il sistema di ragionamento che vogliamo costruire: aperto, senza ideologie, pragmatico, ma conservatore».

Il pubblico, assortito, attentissimo, non ha perso una parola. Non solo spettatori, ma testimoni. Perché conservare, oggi, non è resistere per inerzia, ma scegliere — consapevolmente — cosa vale la pena portare con sé nel futuro.

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di Alice Carrazza - 2 Aprile 2025