
La palla passa al Consiglio Ue
Maschio, femmina e X: al Parlamento europeo primo sì al genere neutro sulle carte d’identità
Gli Stati membri dell’Unione europea possono decidere se includere il sesso neutro nella propria carta di identità. Lo prevede un emendamento approvato dall”Eurocamera nell’ambito delle votazioni su una risoluzione circa “il rafforzamento della sicurezza delle carte d’identità dei cittadini dell’Unione e dei titoli di soggiorno rilasciati ai cittadini dell’Unione e ai loro familiari che esercitano il diritto di libera circolazione”. “Gli Stati membri – si legge nell’emendamento approvato – possono decidere se includere il genere di una persona in un documento contemplato dal presente regolamento. Se uno Stato membro include il genere di una persona in tale documento, devono essere utilizzate le specifiche “F”, “M” o “X” “.
Il testo è mirato a rafforzare la sicurezza delle carte di identità e dei permessi di soggiorno. Per evitare che terroristi e criminali possano fare delle frodi. La relazione propone standard minimi comuni per i documenti – dal chip elettronico con dati biometrici al formato ID-1 – così da rendere più sicura la mobilità all’interno del Vecchio Continento. Però nel documento il riferimento al sesso biologico è del tutto scomparso, a vantaggio di un’opzione di “scelta” del proprio genere. Le reazioni non hanno tardato ad arrivare in attesa che ad esprimersi sia il Consiglio Ue, dove i Paesi membri hanno diritto di veto. Due opinioni antitetiche: quella esultante di Alessandro Zan: “Il Parlamento europeo riunito in plenaria ha dato un segnale politico chiarissimo: i diritti non si discutono, si garantiscono”. Contraria e definitiva l’europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri: “Il testo che è stato votato è infarcito di ideologia, che va nella direzione opposta della sicurezza dei cittadini europei”.
Stigmatizza la decisione l’Associazione Pro Vita e Famiglia: il testo – si legge sul sito- lascia chiaramente trasparire come anche per i più piccoli ormai il sesso alla nascita non sia da considerarsi quale elemento costitutivo e determinante l’identità della persona; bensì come un fattore eventualmente mutevole nel tempo secondo l’orientamento e il gusto del momento. Al Capo II, articolo 3, comma 2 dello stesso documento Pro Vita fa notare che «la designazione del genere di una persona è facoltativa». “In questo modo, dietro il pretesto che tale indicazione sarebbe soltanto discrezionale, e dunque opzionale e non obbligatoria, i paladini della fluidità e neutralità di genere impongono di fatto sotto l’ombrello di un’apparente democraticità una tesi ideologica che non ha alcun aggancio nel dato biologico di realtà”.